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L’Alto Adige investe sul futuro dei suoi talenti: quattro milioni per la ricerca
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2019-07-30 2019-07-16 16 Luglio 2019 - Chiara Currò Dossi
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Al via il bando riservato a enti locali e università pubbliche dell’Euregio. Vito Zingerle: «Così competitivi su più fronti a livello internazionale»

L’Alto Adige investe nel futuro dei suoi talenti. Con la convinzione che, accanto alle infrastrutture fisiche, come NOI Techpark, Università ed Eurac Research, dove la ricerca si tocca letteralmente con mano, servano quelle impalpabili, ossia i cervelli. Il «capitale umano» altamente qualificato. Che poi è quello che fa girare anche l’altro capitale, quello materiale. E che per NOI Techpark, che accanto ai laboratori mette a disposizione il know-how dei suoi ricercatori, è già diventato un mantra. Per attirare talenti provenienti da fuori regione, così come per arginarne la fuga, la Provincia di Bolzano ha messo in campo una strategia ben precisa, rinnovando il Bando per la mobilità internazionale e stanziando quattro milioni di euro per Research Alto Adige 2019.

Si tratta, spiegano da Palazzo Widmann, «della terza colonna strategica in materia di ricerca approvata dalla Giunta. Le altre due sono rappresentate dai join projects, in collaborazione, al momento, con due centri di ricerca austriaci, e la Seal of excellence, ossia la possibilità di richiedere fondi per progetti che hanno già ricevuto questo riconoscimento da parte della Commissione europea». A queste si aggiunge la possibilità di ricevere un sostegno, sempre dalla mano pubblica, per le pubblicazioni open office, il Premio di ricerca dell’Alto Adige, che negli anni dispari è riservato ai giovani scienziati (e per il quale è possibile presentare le candidature fino al 5 agosto). Oltre, appunto, al Bando per la mobilità internazionale (per progetti dai 6 ai 24 mesi), «a doppio senso di circolazione» dato che è pensato sia per i ricercatori locali che mirano ad andare all’estero, sia per quelli stranieri che guardano con interesse all’Alto Adige.

Ed è su quest’ultimo aspetto che si concentra parte della strategia. «Investire nella ricerca è fondamentale per il futuro dell’Alto Adige – afferma Vito Zingerle, direttore della Ripartizione innovazione, ricerca e università della Provincia – Sia per garantire posti di lavoro, sia per rimanere competitivi su più fronti e a livello internazionale». E per farlo bisogna rendere l’Alto Adige un terreno allettante per i ricercatori. «Ogni anno sono 1.500 gli altoatesini che lasciano la nostra provincia per cercare altrove nuove possibilità di crescita – spiega ancora Zingerle – E spesso si tratta di personale altamente qualificato. Certo, il fenomeno dei cervelli in fuga è un problema sentito a livello nazionale, ma anche noi siamo chiamati a metterci del nostro per arginarlo. In parte lo abbiamo già fatto, investendo in infrastrutture d’eccellenza come NOI Techpark. Ma bisogna guardare anche alle persone, con investimenti mirati. L’obiettivo è far sì che la ricerca assorba il 3% del nostro prodotto interno lordo, come raccomanda l’Europa».

Ma torniamo al Research Alto Adige 2019. «Si tratta del bando più importante per gli enti di ricerca locali – spiega Zingerle – Anche perché è aperto a tutte le discipline, senza distinzione tra materie scientifiche, umanistiche e artistiche». Un bando che, si augura, «darà un ulteriore impulso a rafforzare il posizionamento dell’Alto Adige nel panorama scientifico internazionale, e promuoverà la nascita di ulteriori progetti di collaborazione all’interno dell’Euregio. La speranza, che però è al tempo stesso una promessa, è che d’ora in avanti venga pubblicato con cadenza biennale con date fisse, e che assorba, regolarmente, una parte del bilancio provinciale».

Qualche indicazione tecnica: possono parteciparvi tutti gli enti di ricerca dell’Alto Adige e le università pubbliche dell’Euregio, presentando sia progetti singoli, sia progetti in cooperazione con altri enti, a patto che almeno il 40% dei contributi erogati siano destinati all’ente locale. Sul tavolo la Provincia ha messo quattro milioni di euro, con i quali prevede di poter finanziare dai 16 ai 20 progetti, per un costo medio di 250 mila euro (il budget massimo, per ciascuno, è fissato a 300 mila). Cinque posti sono riservati agli enti più piccoli, con un bilancio al di sotto dei 20 milioni di euro e la durata massima dei progetti (sulla base della legge nazionale in tema di armonizzazione dei bilanci pubblici) non deve superare i 30 mesi. Il che significa che potranno iniziare, presumibilmente, fra l’estate e l’autunno del prossimo anno, per concludersi a dicembre 2022. La finestra temporale per la presentazione delle domande va dal primo di luglio al 15 ottobre e, come garanzia di trasparenza, la selezione sarà affidata a due esperti esterni, mediante una procedura di “peer review” che terrà conto, fra gli altri criteri, anche della qualità delle cooperazioni regionali, nazionali e internazionali.

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