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Industria 4.0? Una rivoluzione a portata di Pmi
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6 Febbraio 2019
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Evento organizzato a NOI Techpark da Fraunhofer Italia per indagare quali saranno i cambiamenti nel mondo del lavoro. Le testimonianze di cinque giovani talenti

Industria 4.0 non è una scelta: è una rivoluzione e come tale si impone in maniera dirompente. Il suo essere così disruptive richiede determinazione, coraggio, lungimiranza da parte delle aziende, dei singoli lavoratori, dei sistemi territoriali. Un cambiamento su cui l’Alto Adige ha molto da dire. Lo sa bene Fraunhofer Italia,l’istituto di ricerca con sede a Bolzano affiliato al colosso tedesco Fraunhofer-Gesellschaft, che ha chiamato ricercatori, startupper, imprenditori e manager a riflettere sul tema, a partire dal libro «Il lavoro che serve. Persone nell’industria 4.0» (Guerini e associati editore) di cui è coautrice Annalisa Magone, presidente di Torino Nord Ovest, centro di ricerca su lavoro, impresa e innovazione. Viaggiando tra fabbriche e uffici, là dove nasce il mito del made in Italy, Magone ha attraversato l’Italia alla ricerca del lavoratore della nuova era. Un cammino che l’ha portata a osservare da vicino imprese piccole, ma globali, in cui macchinari di ultima generazione conquistano sempre più spazio accanto a operai in carne e ossa. Da qui la domanda: «Qual è il lavoro che serve ai tempi di industria 4.0?». «È difficile prevedere il futuro, ma una cosa è certa: le competenze faranno la differenza. Alle tecnicalità verticali dovremo affiancare sempre più delle soft skills trasversali. Solo chi capirà che è impossibile resistere a questa rivoluzione potrà competere sui mercati di domani» chiarisce Magone.È, quindi, questione di visione. Ma anche di strumenti. «Spesso le aziende, soprattutto le medio piccole che costituiscono la spina dorsale del sistema imprenditoriale italiano, non hanno in casa le risorse umane e finanziarie necessarie per affrontare questa sfida in maniera mirata. Per questo  -  spiega Dominik Matt, direttore dell’istituto Fraunhofer Italia - anche attraverso le infrastrutture presenti a NOI Techpark, le aiutiamo ad analizzare i loro fabbisogni e a imboccare la strada più efficace per implementare le tecnologie 4.0».

Un momento dell'evento al Noise

Del resto, le espressioni delle trasformazioni in atto sono moltissime: si pensi a quanto sta cambiando un settore tradizionale come quello delle costruzioni, proprio a seguito dell’ingresso di nuove tecnologie, tra sistemi BIM (Building Information Modeling) e app di realtà virtuale e aumentata, alcune delle quali sviluppate proprio dai ricercatori di Fraunhofer Italia, come ricordato da Alice Schweigkofler nel corso dell’incontro. O ancora a come si orientano le scelte di carriera dei giovani, sempre più a cavallo tra percorsi umanistici e dell’area STEAM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) ma anche a come si modificano i flussi di gestione e i processi operativi interni alle aziende. Come confermato da Florian Niedermayr, manager della multinazionale Intercable e da Manuel Niederstätter, amministratore dell’azienda di famiglia specializzata in vendita e noleggio di macchine e attrezzature edili: «il cambiamento, ancor prima che tecnologico, è culturale e organizzativo». In una stessa azienda, infatti, possono ritrovarsi a lavorare fianco a fianco generazioni molto diverse: dai millennials agli over 60. I primi, flessibili e votati al digitale, i secondi, portatori sani di esperienza. «Ma è dalla contaminazione che nascono le idee migliori, proprio come accade in una startup. - ricorda il giovanissimo Alberto Giaier, co-fondatore di Flashbeing, software che aiuta le aziende a organizzare meglio i flussi di lavoro partendo dalle agende del singolo lavoratore. E precisa - La storia insegna che le rivoluzioni industriali non cannibalizzano il lavoro umano, ma lo trasformano. Dobbiamo quindi non aver paura di metterci in discussione, gettando il cuore oltre l’ostacolo».

Una raccomandazione che vale sia per i lavoratori, che non dovranno temere la competizione da parte dei robot, sia per le imprese, specie per le Pmi. «Sono proprio le aziende più piccole – conferma il prof. Matt – a poter beneficiare di più del cambiamento in atto perché rispetto alle big company sono più agili. E la flessibilità fa bene all’innovazione. Con tecnologie all’avanguardia e adeguata preparazione, non potranno che migliorare la loro capacità competitiva».   Attenzione, però, non siamo e non potremo essere, oggi meno che mai, delle monadi. «Per affrontare la quarta rivoluzione industriale già in atto dobbiamo munirci di una road map dell’innovazione. È impossibile fare da soli: bisogna inserirsi in un circuito e accedere a ecosistemi strutturati e aperti. Il NOI Techpark è un bellissimo esempio di come un territorio possa investire su se stesso, dando ad aziende, ricercatori e nuove generazioni gli strumenti migliori per costruire il futuro» conclude Magone.

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