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Da New York all’Alto Adige, il prof sceglie Bolzano: «Questo è il paradiso. NOI Techpark? Ha un ruolo chiave nello sviluppo»
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12 Luglio 2019 -
Chiara Currò Dossi
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Myung Soo-Lee, docente di Marketing nella Grande Mela, ha scelto il capoluogo altoatesino per l’anno sabbatico. «Città perfetta per l’equilibrio vita-lavoro. Territorio con grandi potenzialità, ma c’è ancora da lavorare sull’hi-tech. Per crescere? Pensiero globale e azione locale»

Bolzano e New York. La Grande Mela e… la terra delle mele. Due città completamente diverse, per dimensioni, storia e grado di innovazione. Ma i cui ecosistemi imprenditoriali potrebbero avvicinarsi sempre più, pur mantenendo, ciascuno, le proprie peculiarità. La ricetta per la crescita, per le aziende altoatesine, passa per innovazione e globalizzazione. E il motto da seguire è: «think globally and act locally». Che in italiano suona così: «pensare a livello globale e agire a livello locale». A raccomandarlo è Myung Soo-Lee, docente di marketing al Baruch College of The City University of New York (CUNY) e visiting professor dell’Università di Bolzano, ateneo nel quale ha scelto di trascorrere il suo anno sabbatico.

Professore, lei ha studiato e lavorato in realtà molto diverse tra loro. Da Seoul a New York, passando per Bolzano. Che cosa l’ha portata a seguire un percorso così articolato?

«Non lo avevo certo pianificato così, all’inizio, ma mi sento molto fortunato. Da Seoul, dove ho vissuto fino ai 25 anni, sono andato a New York per conseguire i miei diplomi di laurea e per proseguire la mia carriera accademica, all'epoca poco definita. E che si è definita, poi, con l’offerta di un posto da docente al Baruch College, dove ho insegnato negli ultimi 29 anni. Mi è stato concesso un anno sabbatico per l’anno accademico 2018-2019, durante il quale ho deciso di visitare l’Università di Bolzano, con la quale avevo già intrecciato rapporti grazie ad alcuni professori che avevano visitato il nostro college. Ho scelto l’Italia perché mi interessava sviluppare una prospettiva europea, con uno sguardo ravvicinato sul grande patrimonio storico e culturale dei Paesi comunitari».

Ha trovato qualche punto di contatto fra le tre città?

«Senza dubbio sono molto diverse. Seoul, capitale da 10 milioni di abitanti, è il centro della vita politica, economica, culturale e dell'istruzione. E La Corea del Sud è dipinta come un “miracolo economico” dato l’enorme e rapido sviluppo degli ultimi 40 anni. L’etichetta per New York, invece, quella della “città che non dorme mai”, dato lo stile di vita frenetico e la sua leadership culturale e tecnologica a livello mondiale. La popolazione di 8,6 milioni di abitanti, concentrata in un ambiente urbano piuttosto compatto, è una sfida in termini di qualità della vita. In netto contrasto, Bolzano è un paradiso, con poco più di 100 mila persone che vivono in un ambiente piccolo e accogliente».

Dovesse scegliere così, su due piedi, dove le piacerebbe vivere?

«Mi piace davvero molto stare a Bolzano, ma questo potrebbe avere a che fare con la fase della vita in cui mi trovo ora. Mi avvicino alla pensione, e credo che un giovane dissentirebbe. Preferirebbe vivere a New York o a Seoul, città globali, culturalmente e socialmente vivaci. E sarei io il primo a consigliarglielo: nelle fasi di crescita iniziale è bene trovarsi in un luogo che permetta di sviluppare una prospettiva globale e di provare a realizzare i propri sogni. Ma una volta assestato il proprio percorso, personale e professionale, bisogna cominciare a pensare all’equilibrio vita-lavoro. Un equilibrio che dovrebbe ricercare, per tutte le persone coinvolte al suo interno, anche un’azienda».

Parliamo del tessuto imprenditoriale dell’Alto Adige. Quali caratteristiche ha osservato durante il suo anno a Bolzano?

«Sarebbe disonesto, da parte mia, sostenere di aver compreso pienamente la realtà locale in così poco tempo. Quel che posso dire è che ho percepito la presenza di un grande potenziale che potrebbe rendere il territorio, a tutti gli effetti, un punto di riferimento “in fondo alla strada” per tutti gli attori economici. Il settore agricolo, così come quello turistico e alberghiero, sono all’avanguardia, mentre c’è ancora da lavorare sul fronte hi-tech».

Come?

«Bisogna cavalcare i due grandi trend del mercato: la globalizzazione e l’innovazione tecnologica. Le opportunità di crescita nascono dai bisogni insoddisfatti dei clienti. Motivo per cui bisogna partire da una verifica della corrispondenza o meno tra l’offerta di prodotti e le esigenze dei clienti. Una nuova startup, anche in Alto Adige, dovrebbe “pensare a livello globale e agire a livello locale” Fin dalle prime fasi di costituzione, e pur concentrandosi sui mercati locali, un’azienda dovrebbe ampliare il proprio sguardo a partire dai paesi limitrofi, terreno fertile per la crescita futura. E quindi Austria, Svizzera e Germania nel caso dell'Alto Adige. Servire solo i mercati locali limita la possibilità di crescita nel lungo termine. Per quel che riguarda l’innovazione, credo che un altro modo per garantire la crescita sia quello di applicare le nuove tecnologie dell'informazione nei processi aziendali già esistenti. Un buon modo per espandere il proprio mercato di riferimento in altri Paesi, e quindi di coniugare i due trend di cui parlavamo, sono le piattaforme di e-commerce come Amazon. In questo mi piacerebbe vedere in prima linea i giovani del posto, che potrebbero avere un ruolo centrale nelle rispettive aziende di famiglia. Credo anche che bisognerebbe fare di tutto perché i laureati di Unibz facciano parte del tessuto economico locale, all’interno del quale possono svolgere un ruolo chiave come agenti della globalizzazione e dell'innovazione tecnologica».

In parte la missione di NOI Techpark è proprio questa.

«Anche qui, non ho la pretesa di avere una conoscenza esaustiva del tema, ma la mia percezione è proprio quella che NOI Techpark possa ricoprire un ruolo chiave nello sviluppo e nel sostegno all’ecosistema imprenditoriale locale. E che possa esserne il punto focale. Gli sforzi congiunti di tutte le parti in gioco, come l’amministrazione autonoma, l'università, le imprese locali e gli imprenditori emergenti, dovrebbero essere integrati affinché il Parco scientifico e tecnologico diventi un efficace centro di attività imprenditoriale. Ho visitato la struttura più di una dozzina di volte e sono rimasto impressionato dal suo alto livello. C’è bisogno di un hub delle attività imprenditoriali, che ospiti unità di consulenza e facilitazione “go to”, così come acceleratori, incubatori, Maker Space. E che offra un sostegno concreto a chi sta provando a lanciare una nuova attività, traducendo le idee migliori in prodotti e servizi commercializzabili».

Sotto questo aspetto, quanto sono lontane Bolzano e New York?

«A New York, in molte università, ci sono realtà simili a NOI Techpark. Anche al Baruch College, dove si trova lo Small Business Development Center, finanziato dallo Stato, e la Small Business Administration (SBA), del governo federale. Tutta la gente del posto vi può entrare per ottenere servizi completi che vanno dalla stesura del business plan, all'ottenimento di finanziamenti tramite banche locali o prestiti garantiti dalla SBA. Più in generale, confrontare le due città è davvero difficile. New York è un punto di riferimento per le aziende a livello globale e ha un'enorme spinta verso l'innovazione e la creazione di nuove imprese. In particolare, ci sono enormi infrastrutture finanziarie costruite appositamente per lanciare le aziende del settore tecnologico. Bolzano è un centro economico locale relativamente piccolo e a orientamento regionale. Ma credo che, ciononostante, abbia il potenziale per diventare un futuro centro di innovazione, in particolare nel campo del turismo e dell'agricoltura sostenibile. La sua lunga storia di identità multiculturale dovrebbe essere sfruttata come vantaggio competitivo».

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