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Fraunhofer Italia: «Così abbiamo cambiato la cultura della ricerca in Alto Adige»
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2019-10-24 2019-10-24 24 Ottobre 2019 - Gabriele Crepaz
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L’istituto, che dal 2017 ha sede a NOI Techpark, lavora tutti i giorni per contribuire alla trasformazione digitale delle Pmi in Alto Adige. Con un focus internazionale: le ricerche sul cantiere 4.0.

Quando ci incontriamo al terzo piano di NOI Techpark Dominik Matt è appena uscito dal consiglio d’amministrazione di Fraunhofer Italia, dove si è appena discusso, tra le altre cose, dello stato della ricerca a contratto: «E’ la prima domanda che mi hanno fatto», dice il direttore dell’Istituto. Come per tutti gli Istituti della società, anche per quello di Bolzano vale il cosiddetto «Modello Fraunhofer»: la ricerca deve essere sempre orientata all'utente. Di conseguenza, due terzi del bilancio sono spesi per progetti di ricerca a contratto con l'industria e per finanziamenti da parte di terzi, mentre il restante terzo proviene da fondi statali. Il finanziamento di base è improntato sul successo della ricerca a contratto, che per Fraunhofer Italia deve andare principalmente a beneficio delle aziende altoatesine.

Fuori dalla «Torre d’avorio»: Fraunhofer Italia fa ricerca sul campo

Quando Fraunhofer Italia è arrivata a Bolzano, nel lontanto 2009, gli imprenditori e i politici altoatesini hanno intravisto con lungimiranza l’opportunità di far uscire le proprie ricerche dalla cosidetta «Torre d’avorio», contribuendo a cambiare così la cultura della ricerca nel territorio altoatesino e non solo. «Questo è effettivamente successo», conferma Dominik Matt, che insieme a Dieter Spath, direttore di Fraunhofer Stoccarda, ha dato vita nel 2007 alla prima filiale italiana di Fraunhofer. E in stretta collaborazione con Assoimprenditori, la Libera Università di Bolzano, e con il tempestivo coinvolgimento dei politici e dell'amministrazione regionale, l'idea è finalmente diventata realtà.

Nel 2017 Fraunhofer Italia si è poi trasferita a NOI Techpark. «Questo ha aumentato significativamente la nostra visibilità», dice Dominik Matt. Ora l’Istituto lavora a stretto contatto con enti e realtà di ricerca altoatesini. Ciò semplifica e rafforza la cooperazione. Nel 2022 arriverà al parco tecnologico la nuova Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bolzano: competenze, idee e conoscenze che si incroceranno, quasi automaticamente. «Questo posto per me è un vero e proprio campus - puntualizza Matt - dove la ricerca istituzionale e quella industriale interagiscono giorno dopo giorno». La cosa migliore che potesse verificarsi: grazie al ruolo di NOI Techpark, gli imprenditori altoatesini stanno infatti gradulamente perdendo la paura nei confronti di scienza e ricerca: «Ci mettono alla prova, vengono a guardare, e si domandano cosa abbiamo in serbo per loro – riferisce Matt -, ed è esattamente quello che io cercavo».

Un’«arena» che guarda al futuro: Cosa ci serve? Cosa ci piace?

È una vetrina con i migliori progetti orientati al futuro l’ultima cosa a cui Fraunhofer sta lavorando. Una vera e propria «arena» per gli imprenditori, situata nella sara carroponte del NOI Techpark. Delle officine in cui poter capire e gli studi che l’Istituto sta portando avanti. «La immagino davvero come un'arena. Il pubblico dovrebbe essere ispirato dalla nostra ricerca attuale, per poi spiegarci la sua visione, cosa gli piace e cosa no, cosa è necessario e cosa non lo è», spiega Matt. E lì dentro c’è un po' di tutto: dai robot che riescono ad apprendere le azioni da compiere solo tramite l’osservazione e l’imitazione, selezionando dei blocchetti a seconda del colore e della forma, ai veicoli automatici che seguono un percorso noto solo a loro e che riescono a rallentare e schivare qualunque ostacolo che entra nel loro campo visivo.

Insomma, trasformazione digitale e automazione: sono queste le due aree centrali di Fraunhofer Italia. «Siamo stati i primi a puntare sull'industria 4.0 in Alto Adige», spiega Dominik Matt. La ricerca e lo sviluppo si svolge in tre aree: la digitalizzazione nel settore delle costruzioni, l'automazione flessibile nell'industria, nel commercio e nell'agricoltura e lo sviluppo di modelli di business digitali.

Il cantiere 4.0

Il primo passo è stato fatto dall’industria delle costruzioni. Secondo Matt, negli ultimi decenni nei cantieri, non è cambiato molto nei processi interni e nella gestione. E questo non vale solo per l'Alto Adige, dove le piccole e medie imprese sono spesso incapaci di dedicare tempo e risorse alla ricerca. «È chiaro che lo sviluppo della produttività nell'edilizia non riesce a tenere il passo dell’industria», afferma Matt. «Quando Fraunhofer Italia ha annunciato la digitalizzazione dei processi di costruzione dieci anni fa e ha incluso nell'analisi tutti i mestieri coinvolti nel settore, undici aziende altoatesine che volevano partecipare al progetto ci hanno immediatamente contattato». Oggi, l'Istituto ha guadagnato un’importante attenzione internazionale con la sua ricerca sul cantiere 4.0. È in corso un intenso lavoro sul BIM Simulation Lab, un laboratorio in cui vengono elaborate le informazioni digitali disponibili attraverso dei modelli di dati di costruzioni, visualizzate con le tecniche AR e VR e riunite in un unico database. «Questo ci permette finalmente di misurare l'effettivo avanzamento dei lavori e di controllare in modo significativo le decisioni di pianificazione, esecuzione e funzionamento di ogni singolo aspetto nel cantiere» spiega Matt.

La fabbrica del futuro

Nella seconda area di studio, quella legata all’automation e all’ingegneria meccatronica, Frauhofer Italia sta lavorando alla fabbrica del futuro. Con una missione ben chiara: diminuire il controllo decentralizzato nei processi produttivi. «Le decisioni vengono spesso prese a livello centrale e controllate da una sola persona» racconta Matt. Per questo Fraunhofer vuole realizzare un multisistema per il coordinamento automatizzato di tutti i player . «Se riusciamo ad avere un controllo autonomo e decentralizzato, saremmo in grado di diminuire il tempo di produzione di un prodotto». Immaginate di avere un falegname a casa vostra: indossando gli occhiali AR portati da lui, potreste vedere «in diretta» il prodotto che volete far realizzare, indicando le richieste online, mentre il falegname accanto a noi potrebbe controllare se tutti i componenti ci sono, il costo del prodotto ed il giorno di consegna.

Modelli di business digitali: così l’«Amazon-izzazione» può conquistare l’Alto Adige

Al giorno d’oggi siamo in grado di ordinare qualsiasi cosa vogliamo solamente grazie ad un clic. In un modo veloce e senza fatica. Per questo motivo, spesso, ci aspettiamo che le stesse consegne vengano effettuate rapidamente. «Questa è l’Amazon-izzazione della nostra economia». E le Pmi che costituiscono la spina dorsale economica altoatesina, non amano bruciarsi le dita di fronte a tali sconvolgimenti. Tutti guardano, molti aspettano. Non c'è da stupirsi. E sono soprattutto le grandi aziende consolidate a osservare, cercando di capire come sarà il proprio modello di business una volta che la digitalizzazione sconvolgerà l’intero sistema.

In questo contesto si inserisce Fraunhofer Italia, specializzata nel rimuovere qualsiasi dubbio attraverso lo sviluppo di scenari tecnologici e la realizzazione di studi di fattibilità. «Offriamo un enorme potenziale di conoscenze, creatività e capacità interne… approfittatene!» esclama Matt, lanciando un appello gli imprenditori.

La natura in primo piano: dallo studio degli sciami a quello degli anticorpi

Fondamentale per Fraunhofer rimane la ricerca preliminare. Solo così si possono individuare soluzioni concrete a problemi che tra cinque o dieci anni diventeranno quotidiani per imprese e società, creando linee guida strategiche per la ricerca. I responsabili di tutti gli istituti Fraunhofer si riuniscono regolarmente per discuterne. Naturalmente, le tendenze della ricerca internazionale saranno poi analizzate, ma soprattutto gli scienziati affronteranno le esigenze dell'industria e delle imprese, valuteranno le idee e decideranno la direzione che la ricerca dovrebbe prendere. Uno sguardo lontano verso il futuro, senza dimenticare mai il ruolo fondamentale della natura.

Nonostante la brillantezza delle nuove tecnologie digitali e dell'intelligenza artificiale, ci si è resi conto che la natura ha ancora un vantaggio su tutti, capace di adattarsi velocemente alle nuove condizioni ambientali. Ad esempio, Fraunhofer Italia intende osservare fenomeni biologici come l'intelligenza degli sciami o il comportamento degli anticorpi per ottenere risposte e rendere i sistemi produttivi e logistici più robusti e adattabili. «Per questo abbiamo bisogno di gruppi di ricerca interdisciplinari. Biologi, ingegneri e informatici lavorano fianco a fianco per trovare soluzioni che potrebbero rivoluzionare il mondo del lavoro di domani», racconta entusiasta Matt.

La curiosità al primo posto: Fraunhofer come trampolino di lancio per ricercatori e ricercatrici

L'ingrediente più importante per una ricerca di successo però rimane la curiosità, che guida quotidianamente i dipendenti di Fraunhofer Italia. I dipendenti hanno in media 30 anni d’età e il 40% è composto da donne. Inoltre, per ogni 30 dipendenti a tempo indeterminato ci sono circa 15-20 studenti che hanno l’occasione di affacciarsi a questa realtà.

«Siamo un trampolino di lancio per i giovani con potenziale», dice Matt. Fraunhofer Italia ha tutto ciò che serve per attrarre giovani scienziati ambiziosi. Anche se nel 2010, dopo pochi mesi, aveva già perso dieci dipendenti a favore dell'industria altoatesina. E questo accade anche oggi. Ma dal modo in cui lo spiega, per Matt questo non sembra essere un problema, anzi. «Vedo questo cambiamento positivamente: una perdita in casa nostra aiuta a coltivare i rapporti con le imprese altoatesine. Quest'anno Fraunhofer Italia ha trasformato tutte le offerte ricevute in ordini completati. Al cento per cento». E proprio questa è stata la risposta di Dominik Matt alla domanda iniziale del Consiglio di Amministrazione.

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