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Dna e conservazione: l’orologio molecolare delle mummie
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2019-09-23 2019-09-17 17 Settembre 2019 - Alexander Ginestous
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Dna e conservazione: l’orologio molecolare delle mummie

Inaugurati a NOI Techpark quattro nuovi laboratori di Eurac Research per lo studio dei resti antichi. Il direttore Zink: «Studiamo il passato per comprendere meglio il nostro futuro»

Studiare il passato per conoscere il futuro. L’uomo è da sempre affascinato dallo studio di quello che non c’è più, dalla conoscenza di come era una volta il mondo e di come si viveva nei secoli scorsi. E a portarci testimonianza dei tempi antichi e dei misteri legati ad essi ci pensano le mummie, “viaggiatori del tempo” che custodiscono un patrimonio immenso di conoscenza e segreti che solo la ricerca e il progresso scientifico possono svelare.

Come ad esempio la piccola mummia sudamericana dalla fitta treccia di capelli sul viso, portata a Bolzano in occasione dell’apertura dei quattro nuovi laboratori dell’Istituto per lo studio delle Mummie di Eurac Research, inaugurati a NOI Techpark. Grazie al suo know-how multidisciplinare l’Istituto, nato nel 2007, è tra i più importanti centri al mondo dedicati alla ricerca sui resti umani, ed è un punto di riferimento nella comunità scientifica internazionale. Questo soprattutto grazie agli studi condotti sulla mummia più famosa al mondo, Ӧtzi, uno dei simboli del territorio altoatesino. L’Istituto bolzanino conduce importanti ricerche sull’uomo del Similaun, ed è da qui che si sono sviluppate importanti competenze in più ambiti: dalla progettazione di metodi di conservazione alla classica antropologia fisica fino alle innovative tecnologie di analisi biomolecolari.

«Lo studio delle mummie ci aiuta a scoprire com’era la vita 500 anni fa, ci aiuta a conoscere le malattie dell’epoca, e tutto questo ha anche una ripercussione sulla vita che conduciamo al giorno d’oggi - spiega Albert Zink, direttore dell’Istituto delle mummie di Eurac Research -. Si può creare un sano confronto con la medicina odierna e non solo per capire cosa ci aspetta un domani. NOI Techpark? Questo è il posto ideale per noi perché riusciamo ad essere a stretto contatto con altri partner come l’Università di Bolzano e possiamo fare gruppo, collaborando attraverso nuovi flussi di ricerca ancora da scoprire».

Quattro laboratori che lavorano in una sola direzione

Eurac Research ha voluto fare della multidisciplinarietà il suo punto di forza. Quattro laboratori, a stretto contatto uno all’altro, che operano in diversi ambiti ma che lavorano in simbiosi per studiare a 360° i reperti creando un filone di ricerca unico. «Inizialmente noi ci trovavamo in un'altra sede e questo ci penalizzava perché non avevamo a disposizione tutti gli strumenti che ci servivano – racconta Giovanna Cipollini, genetista dell’Istituto dello Studio delle Mummie di Eurac -. Per questo abbiamo voluto creare una struttura che facesse forza sulla vicinanza degli ambiti di studio: la multidisciplinarietà. Serviva un luogo molto grande che potesse ospitare un laboratorio di conservazione con i carroponti per il sollevamento di sarcofagi e vetrine, vicino a un laboratorio di analisi di scheletri e del Dna antico e moderno».

Lo studio dei reperti conservati inizia nel Laboratorio di antropologia: grazie all’uso di strumenti specialistici, i ricercatori verificano la completezza dei resti ossei e il loro stato di conservazione. È in questo laboratorio che vengono certificate l’età, il sesso, le malattie, fino alle possibili cause di morte e la condizione fisica della persona quando era in vita. Subito dopo i campioni passano al Laboratorio per il Dna antico, dove le analisi molecolari, svolte in un’area protetta per evitare contaminazioni esterne, regalano ai ricercatori una quantità di informazioni preziosissime. Grazie a queste analisi si può indagare l’origine genetica della persona e le relazioni di parentela tra i reperti di un unico sito. Lo studio passa poi al Laboratorio per il Dna moderno, in cui i ricercatori lavorano per migliorare sempre di più le tecniche di analisi. Esaminare in maniera esaustiva e approfondita i reperti affidati da partner di ricerca esterni, è uno dei tanti punti di forza dell’Istituto, che si differenzia da altri anche via della sua attività di consulenza sulle specifiche tecniche di conservazione della mummia. Proprio a questo aspetto è dedicato il Laboratorio di conservazione che collabora con musei di tutto il mondo.

Tra passato e futuro

Un lavoro avanguardistico, quello di Eurac Research, che presuppone un’attenzione ai minimi particolari, visto che un minimo errore potrebbe danneggiare il campione e far perdere irrimediabilmente un sacco di prove del passato. Il team coordinato da Zink lavora ogni giorno per migliorare le tecniche di ricerca anche su materiale danneggiato o su campioni di minuscole dimensioni. Il tutto con un’occhio al futuro: «Analizzare resti umani antichi è come avere al polso un orologio molecolare e poterlo spostare indietro nel tempo per analizzare la condizione dell’uomo in una determinata epoca – spiega Frank Maixner, biologo di Eurac Research -. Il confronto tra i dati da noi ottenuti e quelli attuali è un’opportunità straordinaria per la ricerca». Già, perché le scoperte influenzano anche la medicina odierna, creando un legame tra passato, presente e futuro indissolubile. Un’esempio? La collaborazione tra l’Istituto e diversi partner internazionali per la ricostruzione del genoma di antichi agenti patogeni, come il Helicobacter pylori trovato nello stomaco di Otzi. In questo genoma batterico, studiato dai ricercatori Eurac Research, è stata identificata una variante molto comune oggi in Asia meridionale, questi risultati hanno fornito importanti nuove informazioni sull'evoluzione di questo patogeno.

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