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Alta quota e tanta ricerca: così si preserva qualità e tradizione del vino altoatesino
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2019-08-29 2019-08-29 29 Agosto 2019 - Gabriele Crepaz
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Il cambiamento climatico mette le viti in difficoltà. Un esempio? Il pinot bianco si riscalda troppo velocemente a valle. E l’uva diventa molto più dolce. Ma i ricercatori del Centro di Sperimentazione Laimburg cercano (e trovano) soluzioni per il futuro

 

Probabilmente il momento storico migliore per il vino bianco dell’Alto Adige deve ancora venire. E nessuno, ora, sa dire con certezza quando arriverà, nemmeno i ricercatori del centro di sperimentazione Laimburg che ha sedi a Vadena, Ora e a NOI Techpark di Bolzano. In attesa di scoprirlo, scienziati, agricoltori e produttori altoatesini stanno indagando sulle viti in alta quota e sulle reazioni dei nuovi vitigni ai cambiamenti climatici, alle malattie fungine e alla minaccia di penuria d’acqua. Perché è tra crisi climatica, sostenibilità ambientale e qualità del prodotto che si gioca il futuro della ricerca in viticoltura e della gestione delle cantine sul territorio.

In breve: riuscirà il pinot bianco a sopravvivere o dovremo abituarci a nuove varietà d’uva? Questa è la grande domanda che ruota attorno alla sfida per preservare acidità, corposità e aroma. «Di ciò che pianterò oggi, dovrò vivere per i prossimi vent’anni. Dovrei quindi sapere come sarà il mio sito di coltivazione in futuro per poter fare la cosa giusta adesso», spiega Walter Guerra, direttore dell'Istituto di frutticoltura e viticoltura Laimburg. E al giorno d’oggi non esiste cosa più difficile da poter valutare.

Verso il futuro: pinot bianco «termometro» della viticoltura altoatesina

È mattina presto quando comincia il convegno. Il sole splende attraverso le vetrate e solo il contorno delle foglie di vite in metallo crea un po' di ombra nella stanza. Per la 28esima volta si svolge la «Giornata del Vino e della Vite», e i ricercatori del centro Laimburg, quest’anno, sono ospiti della Cantina di Bolzano per presentare i loro lavori. «Perdonatemi se il sole vi acceca» dice Michael Bradlwarter, presidente della cantina. La sala dove si svolge il meeting è quella dove i membri della cantina ascoltano i progressi e i risultati ottenuti dalla produzione dei loro vini. Ora gli ospiti ascoltano dove e come produttori e agricoltori lavoreranno domani. I vini bianchi sono i primi a «presentarsi». I ricercatori prevedono che le viti dovranno spostarsi ad altitudini più alte e fredde. Il team di ricercatori che lavora sul progetto FESR «PinotBlanc» dimostra come il Centro di Sperimentazione Laimburg copra questo ambito di ricerca. Il progetto coinvolge assieme tre aree: fisiologia e tecniche di coltivazione, enologia, e il laboratorio per aromi e metaboliti che si trova a NOI Techpark.

«Siamo quasi una squadra di calcio» scherza Florian Haas, project manager. L’obiettivo è dimostrare come il Pinot Blanc possa mantenere le proprie caratteristiche tipiche anche, eventualmente, a una diversa altitudine, con differente suolo e raccolto per via della temperatura che sale. «Deve cambiare tutto affinché nulla cambi», dice Florian Haas citando il principio de «Il Gattopardo» di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. In precedenza, era il clima a regolare tutto. Le notti fredde hanno portato l’uva ad un livello di acidità maggiore e tenuto sotto controllo il livello dello zucchero. Ora anche nelle località che una volta erano ritenute ideali, di notte è sempre meno fresco. E anche di giorno, a valle, è troppo caldo per l’uva bianca. I ricercatori di Laimburg osservano l’effetto del cambiamento climatico da vent’anni.

«Rispetto al 1985 la vendemmia inizia ben 14 giorni prima» racconta Haas. «E i dati scientifici raccolti sono inequivocabili» continua Walter Guerra. Negli ultimi cento anni la temperatura nella regione alpina è aumentata di 1,9 gradi: il riscaldamento aumenta più velocemente che mai. E nel 2050 non ci saranno più ghiacciai in Alto Adige.

La musica delle montagne: come insegnare al vino a giocare con gli alti e bassi

Il progetto «PinotBlanc» è in corso da due anni ed è stato prorogato fino al 2020. I vitigni analizzati si trovano nelle comunità vitivinicole di Appiano, Terlano, Nalles e Termeno, a un'altitudine compresa tra 220 e 730 metri. Ad oggi sono stati prodotti 90 vini di prova. Il risultato? Difficile da dire. La ricerca è qualcosa di complesso e il clima, nei diversi anni analizzati durante la ricerca, è stato tutt’altro che uniforme. Per questo i ricercatori si stanno concentrando assiduamente sulle differenze tra alta e bassa altitudine. «Stiamo cercando di capire se abbiamo già raggiunto un punto in cui dobbiamo uscire dalla pianura o se stiamo traendo i massimi vantaggi dall’essere così diversificati. Questo vuole dire poter utilizzare strati alti e strati bassi», spiega Haas.

Insomma, bisogna saper suonare lo spartito delle montagne. E quello altoatesino sembra essere il più promettente, specie se messo in relazione ad altri. Haas cita ad esempio la Toscana, «lì dove la collina più alta della classica area di coltivazione arriva a 400 metri».

I ricercatori lavorano di fatto come se avessero addosso delle lenti multifocali: guardano in lontananza cercando di capire a quale altitudine si stabilizzerà la viticoltura, mentre in vicinanza vedono quanto i dettagli siano impattanti sui risultati delle ricerche. «In questo momento abbiamo notato che nelle annate più fredde, i siti più profondi hanno un leggero vantaggio perché il riscaldamento globale non è ancora in uno stato così avanzato. Ma avremo sicuramente bisogno di alte e basse quote in futuro, per rimanere stabili», ricorda Florian Haas.

L’arte della decisione: che cosa è possibile (e giusto) fare

La «Giornata del Vino e della Vite» non vuole diffondere il panico. Il messaggio che si vuole comunicare ad agricoltori e produttori infatti è uno solo, ed è semplice: «Sta succedendo qualcosa e ve lo stiamo facendo presente». I dati vengono raccolti e i risultati diffusi. Ulrich Pedri, capo del dipartimento di enologia al centro di sperimentazione Laimburg, parla così del progetto «PinotBlanc»: «Il nostro obiettivo è quello di conoscere meglio il pinot bianco. Questo è il nostro unico metodo per dare ai produttori gli strumenti necessari per controllare consapevolmente la loro produzione vitivinicola in futuro. Un fattore può essere l’altezza sul livello del mare, ma esistono anche altre variabili da considerare».

Un cambiamento radicale è, ad esempio, quello che coinvolge le varietà. Ma per l’Alto Adige, questa sarebbe l’ultima ratio. Gli altoatesini infatti sono conservatori per quanto riguarda il vino, a differenza di quanto succede con le molte varietà di mele. Laimburg è attivo nella selezione di varietà di mele e fragole, ma in tema della selezione di varietà di vini finora è un mero osservatore. «La ruota non gira così velocemente come quando si parla di mele e altre piante coltivate» ha detto Thomas Letschka, biologo molecolare e capo del Dipartimento di Genomica Applicata e Biologia Molecolare di Laimburg, durante la conferenza.  «Al contrario, si continua a lavorare su varietà affermate, che hanno una tradizione, e con le quali si ha già una buona esperienza».

Tuttavia, i ricercatori altoatesini rimangono in guardia. I cambiamenti climatici e la richiesta di una maggiore sostenibilità da parte di produttori e consumatori, sono sfide alle quali si potrebbe, eventualmente, rispondere efficacemente con un cambiamento di varietà. Nel centro di sperimentazione Laimburg i risultati internazionali delle selezioni varietali vengono raccolti, elaborati e monitorati. Thomas Letschka comunque si sta già preparando all’emergenza: «Se iniziamo con la selezione varietale, di certo non lo faremo da soli, ma cercheremo i giusti partner per collaborare».

Promemoria per il futuro: l’ingegneria (non più) genetica

Al metodo classico di selezione, attraverso l’incrocio, si potrebbero aggiungere dei lavori in laboratorio. «I metodi che ancora oggi vengono considerati di ingegneria genetica sono molto innovativi – conferma Letschka - e non hanno più niente a che fare con quelli classici. I prodotti che vengono creati non vanno differenziati da piante e varietà che crescono al di fuori del laboratorio». Fuori dal laboratorio? Significherebbe una produzione classica sul campo e un’attesa per i risultati lunga 20 anni. Se metodo classico o metodo moderno, la soluzione, come spiega Laimburg, potrebbe essere quella di cercare nuovi monti. Di cime l’Alto Adige è pieno, con molto spazio da poter offrire. Le mucche, ad esempio, riescono già a salire sullo Scilliar. E allora perché non pinot bianco & Co.?

SCHEDA

Il centro di sperimentazione Laimburg è il più importante Istituto di ricerca per l'agricoltura e la qualità degli alimenti in Alto Adige e gestisce specialmente la ricerca applicata. Il Laboratorio per Aromi e Metaboliti è attivo dal 2018 a NOI Techpark e svolge indagini sulla qualità dei prodotti alimentari e sulla salute delle piante. In collaborazione con la Libera Università di Bolzano, il laboratorio esegue test e prove di autenticità sull’origine dei prodotti agricoli.

Nel progetto del FESR «PinotBlanc» il laboratorio sta studiando quali fattori agronomici e metereologici influenzano lo spettro aromatico tipico del pinot bianco. Una grande parte della ricerca di NOI Techpark nel settore alimentare si svolge nei laboratori della sede principale di Laimburg a Vadena.

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