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Verzotto, un tuffo carpiato e l’azienda rinasce: «Veloci e flessibili, per noi startupper reagire alla crisi è più facile»
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2020-05-22 2020-05-22 22 Maggio 2020 - Elmar Burchia
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Il campione altoatesino si reinventa e lancia un nuovo business. Produrrà un milione di mascherine chirurgiche alla settimana.

Tuffarsi, a quanto pare, fa bene alla creatività. Qualche anno fa, l’atleta di Bressanone Maicol Verzotto ha lanciato insieme all’amico ed esperto farmaceutico Nazareno Mario Ciccarello la «Functional Gums», azienda incubata al NOI Techpark di Bolzano. Ed è stato subito un successo. Verzotto (Olimpionico a Rio 2016, bronzo mondiale nel misto con Tania Cagnotto a Kazan 2015 e oro europeo con Elena Bertocchi a Kiev 2017), si è laureato nel 2012 in Economia e Management alla Libera Università di Bolzano e un anno dopo ha portato sul mercato una gomma da masticare arricchita con caffeina - «Drive Gum» - che aiuta a rimanere svegli durante le tratte in auto. Un’idea nata durante un viaggio in Cina. Ogni gomma equivale a mezza tazzina di caffè. L’altro prodotto innovativo si chiama Nature Gum, chewing gum che contiene solo ingredienti naturali, biodegradabile e made in Alto Adige. Con lo sportivo e manager trentunenne abbiamo parlato della lunga lontananza dall’acqua, della ripartenza, della crisi sanitaria che ha colpito la sua start-up e di come è riuscito a reinventarsi. 

Maicol, quanti sono stati i giorni passati senza aver avuto contatto con l’acqua? 

«Sono stato fuori dalla vasca esattamente un mese. Per me e i miei colleghi che viviamo in simbiosi con questo elemento naturale non è stato sempre facile».

La quarantena per uno sportivo come te è stata particolarmente dura? 

«Certo. Già in passato ci sono stati momenti in cui sono stato fermo per più tempo, per un infortunio. Tuttavia, quello appena trascorso è stato un periodo alquanto bizzarro: stai bene fisicamente ma non puoi allenarti. E alla mia età stare fermo troppo tempo può fare la differenza».

E allora, come hai fatto a tenerti in forma?

«Già dal primo giorno in cui hanno chiuso la piscina coperta “Karl Dibiasi”, dove abitualmente mi alleno, abbiamo iniziato gli allenamenti con la Nazionale. Eravamo un gruppo di dieci e ogni pomeriggio, dal lunedì al sabato, ci trovavamo su Zoom con tutto il team e il preparatore. Due ore intense, ognuno nella propria abitazione. Ora per fortuna siamo tornati in piscina. Anche grazie al via libera della Provincia e al Comune di Bolzano. Una bella ripartenza, in vista del World Cup Fina della primavera prossima, che qualifica alle Olimpiadi di Tokyo 2021».

Parliamo invece della tua veste di startupper e della «Functional Gums». Come sta andando?

«Stava andando molto bene, prima che scoppiasse la crisi. Poi, purtroppo, la commercializzazione del nostro prodotto si è bloccata all'improvviso, soprattutto sul mercato italiano. Un po’ meno su quello estero. Avevamo anche previsto il lancio di una nuova gamma, ma il tutto è stato messo in stand-by».

Un duro colpo, insomma.

«Sì. Basti pensare che una start-up come la nostra vive nel catturare ogni volta nuovi clienti. Gran parte del fatturato dipende proprio da questo. Chi propone un prodotto innovativo ed è in una fase di creazione e di sviluppo commerciale, non di consolidamento, ha sicuramente risentito molto di questa crisi. Fortunatamente in questi anni noi abbiamo accumulato liquidità, quindi ce la caveremo».

Come hai affrontato questa nuova sfida?

«Appena ci siamo accorti di questa situazione di stagnazione, ci siamo trovati e abbiamo discusso come muoverci. Due erano le strade da poter prendere: aspettare che la tempesta passasse oppure cercare di reinventarci». 

Non avete aspettato. 

«Esatto. Mi spiego. In questi anni eravamo già presenti con i nostri prodotti nel canale farmaceutico. Lo conosciamo bene. Inoltre, due dei miei soci arrivano proprio dal mondo del pharma: Nazareno Mario Ciccarello, attuale amministratore delegato della società, ha una lunga esperienza nell’ambito farmaceutico e del medical device. Abbiamo deciso di non fermarci, di investire. Un grosso investimento economico». 

Di cosa si tratta?

«Nello specifico, abbiamo acquistato un macchinario per la produzione di mascherine chirurgiche». 

Avete avviato una nuova «mission».

«Sì, creando al contempo una nuova opportunità di business. La nuova divisione si chiamerà “Functional Gums Medical Division”, messa in piedi anche grazie alla collaborazione con NOI Techpark».

Quando partirete?

«La produzione partirà da giugno. E con il macchinario saremo in grado di produrre più di un milione di mascherine chirurgiche alla settimana. Sarà un’offerta B2B quasi esclusiva per soddisfare le necessità locali, quindi della Provincia di Bolzano. Inoltre, prevediamo di assumere altri dipendenti».

Per voi questa crisi si è rivelata una opportunità?

«Ci siamo detti: questo tempo che stiamo affrontando dobbiamo metterlo a frutto, dobbiamo investire. E non tenere i soldi fermi lì. In altre parole, abbiamo capito che era necessario ridefinire il modello di business. E poi, è noto che i punti di forza di una start-up siano proprio quelli di essere flessibili, sapersi adattare alle varie situazioni, sfruttare le competenze». 

Con lo smart working anche tu, immagino, sarai diventato nottetempo pienamente digitale?

«In realtà, lo sono sempre stato. (Ride) Visto che il mio lavoro ad oggi sono i tuffi, dell’azienda mi occupo prevalentemente da remoto. Indipendentemente da dove mi trovi, anche dall’altra parte del mondo per delle gare, nel tempo libero lavoro tramite smartphone o portatile».

Quali consigli pratici ti senti di dare a un manager di una start-up che, a causa della crisi, si è trovato nelle tue stesse difficoltà?

«Come detto: prima di tutto quello di essere flessibili. A mio avviso, una crisi come questa crisi rimescolerà le carte in tavola. E a sopravvivere saranno le aziende resistenti, quelle capaci di reinventarsi, di trasformarsi. Da questo punto di vista, le start-up sono sicuramente più favorite rispetto alle grandi imprese».

In molti Paesi europei (Francia, Regno Unito, Germania) stanno adottando misure straordinarie per salvaguardare gli ecosistemi dell’innovazione e le start-up. Su Change.org è stata lanciata la petizione che chiede al governo  l’approvazione di uno “Startup emergency act. Ossia: credito d'imposta per la copertura dei costi fissi, rimborsi Iva, estensione dei contratti, moratoria sui finanziamenti. Firmeresti anche tu?

«Assolutamente sì».

Tuffatore di giorno, manager di notte? Sei un po’ “dottor Jekyll e mister Hyde”?

(Ride). «La mia giornata è molto piena. Mi alleno sei ore al giorno e nelle pause butto un occhio alla mia start-up. Per fortuna ho alle spalle un team molto affidabile e competente che riesce a mandare avanti l’azienda anche senza la mia presenza fissa. Ad oggi il mio obiettivo principale rimangono i Giochi. Sarebbe un sogno poter fare una seconda Olimpiade e poi concludere in bellezza la mia carriera». 

Molto cambierà. Forse in meglio, forse in peggio. Tu sei ottimista?

«Domandone... Non so cosa accadrà. Ho paura che nel medio termine ci sia un sensibile calo del welfare e risorse limitate non solo per Pmi ma anche per le grandi multinazionali che metteranno momentaneamente da parte temi importanti come la sostenibilità e la tutela dell’ambiente».

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