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Tecnologia e salute da indossare: Q36.5 e i wearables made in Alto Adige
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2021-01-21 2021-01-20 20 Gennaio 2021 - Elmar Burchia
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Entro cinque anni, genereranno un mercato di quasi 60 miliardi di euro a livello globale. Così i wearables, sempre più utili anche nella lotta al Coronavirus, prendono la rincorsa. E al Center for Sensing Solutions di NOI Techpark, nascono modelli dedicati al mondo dello sport.

La ricerca tecnologica è ormai all’ordine del giorno anche nel campo dell’abbigliamento e della moda e sempre più aziende investono sui vestiti smart. Sul fronte dei «wearables», ovvero degli apparecchi digitali «indossabili» – che da qualche anno sono diventati una vera e propria tendenza – l’azienda altoatesina Q36.5 ha ideato un sistema di sensori e un modello informatico per il suo abbigliamento da ciclismo hi-tech. È stato pensato soprattutto per offrire agli atleti in bicicletta maggiore comfort termico, influendo così positivamente anche sulle loro performance. Il progetto, messo a punto in collaborazione con il Center for Sensing Solutions, laboratorio di Eurac Research al NOI Techpark di Bolzano, ora verrà riadattato alle scarpe. Un know-how che sta trovando sempre nuove applicazioni, non solo nel campo dell’abbigliamento.

«Wearables»: un mercato in forte crescita

Dei «wearables» non potremo più farne a meno: il mercato dei piccoli compagni intelligenti, infatti, è più che decuplicato negli ultimi cinque anni, con la tecnologia che sta progredendo rapidamente. I dispositivi indossabili, in realtà, sono ancora un fenomeno relativamente recente: era il 1997 quando il professore di informatica Steve Mann, considerato il padre intellettuale dei piccoli dispositivi, aveva descritto in un articolo la sua visione dei sistemi informatici come un «secondo cervello» sui vestiti e sul corpo. Tutti abbiamo in mente i popolari smartwatch, i fitness tracker e in particolare gli auricolari: non sono diventati economicamente rilevanti fino al 2014, anno in cui sono state vendute 28,8 milioni di unità nel mondo. Tuttavia, appena un lustro dopo, nel 2019, la cifra è salita a 336,5 milioni. E, prevedono gli analisti, entro il 2024 verranno venduti nel mondo oltre 500 milioni di articoli indossabili. 

I sensori per le performance dell’azienda Q36.5 

Sulla nuova generazione di abbigliamento smart, in cui è proprio il vestito a diventare un dispositivo digitale, sta investendo anche il marchio Q36.5, che ha la sua sede a Bolzano e fu incubata nel TIS, il predecessore di NOI Techpark. La genesi dell’azienda altoatesina risale al 2003: il fondatore Luigi Bergamo e sua moglie Sabrina Emmasi, entrambi con una passione per la bicicletta, per l’abbigliamento e per la ricerca, hanno voluto sintetizzare nel marchio Q36.5 questa innovazione. Non a caso la lettera Q sta per «Quaerere» (ricerca in latino) mentre 36.5° rappresenta la temperatura ottimale dell’organismo espressa in gradi Celsius. Già perché, «il vero obiettivo di qualunque tipo di abbigliamento tecnico utilizzato nello sport, sia esso ciclismo, corsa, sci di fondo, alpinismo o mountaineering, dovrebbe essere quello di garantire la stabilità della temperatura corporea», dicono dall’azienda. Che sottolinea: «Chi si focalizza sul raffreddamento o sul riscaldamento dell’organismo finisce per perdere di vista il fattore più importante, vale a dire il mantenere costante ed equilibrata la temperatura corporea dall’inizio alla fine dell’attività sportiva».

La ricerca nel Center for Sensing Solutions al NOI Techpark

Può sembrare banale, ma è proprio la temperatura del corpo a fare la differenza quando si pratica sport: per mantenerla stabile durante l’uscita in bicicletta (o durante qualunque altra attività sportiva), Q36.5 ha sviluppato un progetto di ricerca denominato «Thermo Comfort Analysis System», in collaborazione con Eurac Research, realizzandolo nel Center for Sensing Solutions. Lo scopo: analizzare in maniera oggettiva il comfort termo-igrometrico degli atleti durante l’attività fisica. Di cosa si tratta? In sostanza, di un sistema di sensori che ha reso possibile valutare la comodità di un atleta impegnato in attività sportiva in maniera molto più precisa rispetto a quanto fatto finora. Nello specifico: il nuovo metodo analitico-strumentale, basato su sistemi sensoristici avanzati, mira a ottenere una valutazione del comfort termo-igrometrico sugli atleti in ambiente esterno, non a parametri sensoriali/soggettivi, ma a parametri oggettivi e strumentalmente misurabili. Dalla collaborazione con Eurac Research, di cui Q36.5 condivide la proprietà intellettuale, è nato un sistema che permette agli studiosi del centro di ricerca applicata bolzanino di condurre test accurati anche sull’abbigliamento.

«Il nostro prossimo obiettivo è quello di sviluppare un'applicazione mobile basata sull’IoT (Internet of Things) in grado di integrare diverse fonti di dati - per esempio le previsioni del tempo o le mappe dei sentieri - per suggerire all’utente finale un determinato tipo di indumento da indossare in base alla attività pianificata, mantenendo in questo modo un intervallo di comfort in massima sicurezza» spiega Mejia Aguilar Abraham, Senior Researcher presso Eurac Research.
 

La sudorazione dell’atleta, il comfort dell’abbigliamento

Il comfort dell’atleta è determinato da quanto sudore il tessuto riesce a far evaporare, mantenendo il corpo a una temperatura adeguata. Tuttavia, attraverso sensori di diverso tipo, i ricercatori hanno potuto monitorare gli atleti con abbigliamenti diversi misurando parametri come la temperatura e l’umidità in varie condizioni, ad esempio in diverse stagioni dell’anno e con condizioni meteo differenti. I dati elaborati da un software realizzato ad hoc hanno fornito preziose informazioni su come i vari tipi di tessuti riescono a evitare il surriscaldamento o il raffreddamento corporeo. «Attraverso questo metodo c’è la valorizzazione e l’analisi della “catena di valore di vestizione a strati”, ovvero un modello che permette di descrivere la struttura di una vestizione con indumenti di diverso tipo e la resa di ogni capo come parte del sistema e non un’analisi limitata alla resa del tessuto in laboratorio, senza una reale interazione con il corpo umano», spiegano da Q36.5.

Le «scarpe smart», in arrivo a febbraio

Negli ultimi due anni, l’impresa ha lavorato anche sullo sviluppo della nuova calzatura denominata «Unique Shoes™», sviluppata con l’aiuto di una rete di specialisti nel campo delle scarpe sportive. Con l’approccio scientifico del «Thermo Comfort Analysis System», Q36.5 ha infatti applicato il protocollo di test non solo per verificare le prestazioni dell’abbigliamento tecnico ma anche per l’analisi delle performance delle calzature per il ciclismo. Sono stati fatti diversi esperimenti su prototipi e scarpe della concorrenza al fine di verificare la traspirabilità e le capacità termiche, questo grazie al posizionamento di sensori di temperatura e umidità in vari punti strategici della calzatura in combinazione con l’analisi termografica: questi valori vengono analizzati nel corso di un protocollo di test dove vengono registrate le performance del ciclista. La «scarpa smart» verrà presentata al pubblico il prossimo anno, nel febbraio 2021. Nel frattempo, Q36.5 sta lavorando anche ad altri capi «intelligenti», attraverso lo sviluppo di nuovi tessuti che interagiscono con il corpo umano durante l’attività fisica, grazie anche all’utilizzo di filati nobili, quali il filo d’argento, filati bioceramici e il grafene.
 

I «compagni intelligenti» nella lotta contro il coronavirus

Dall’abbigliamento tecnico all’ambito medico, il passo è breve. In questi tempi, le cosiddette «wearable technologies» assumono una rilevanza ancora più importante. La scienza, difatti, vuole utilizzarle anche per la lotta contro l’epidemia di COVID-19. Molti braccialetti e smartwatch per il fitness non misurano solo la frequenza cardiaca a riposo, ma anche la frequenza cardiaca e la saturazione di ossigeno nel sangue. Forniscono inoltre informazioni sul sonno e sull'attività fisica. Dai ricercatori del Robert Koch Institut (RKI) al centro tedesco per la ricerca cardiovascolare DZHK fino all'Università di Stanford: tutti stanno lavorando su dei modelli per utilizzare questi parametri vitali per una diagnosi precoce della malattia da COVID-19. Il Rockefeller Neuroscience Institute dell’Università della West Virginia intende abbinare i dati «wearable» con i modelli di intelligenza artificiale: gli studiosi sono infatti fiduciosi di poter rilevare un'infezione da coronavirus con il 90% di certezza tre giorni prima che le persone infette notino i primi sintomi. Tali informazioni potrebbero rallentare significativamente la diffusione del virus. Il Fraunhofer Institute for Integrated Systems & Device Technology (IISB), invece, sta lavorando su un piccolo sensore chiamato «Elecsa» che registra costantemente i dati corporei sulla traspirazione. «Permette di monitorare regolarmente il proprio allenamento e la propria salute - senza la necessità di una fastidiosa fascia toracica» ha detto Klaus Hecker, amministratore delegato della Organic and Printed Electronics Association (OE-A) in una recente intervista. «Ci sono molte applicazioni utili per queste nuove tecnologie nel settore medico e sanitario, così come nell'industria sportiva». Entro cinque anni, i «wearables» genereranno un mercato di quasi 60 miliardi di euro a livello globale. E il settore dominante sarà proprio quello sanitario: dalla medicina al fitness fino al benessere.

SCHEDA

Il Center for Sensing Solutionss di Eurac Research è un centro di competenza tecnologica che supporta ricercatori e Pmi, fornendo soluzioni su misura in due aree principali: le tecnologie di monitoraggio (strumentazione) e lo sviluppo di applicazioni e servizi web. Ha sede a NOI Techpark e lavora in sinergia con tutto l’ecosistema dell’innovazione, portando prototipi di ricerca applicata a un ambiente reale, ottimizzando i componenti in termini di efficienza, robustezza, automazione e riduzione dei consumi. Il Center for Sensing Solutions gestisce un laboratorio presso il NOI, in collaborazione con Unibz, denominato "Sensor System Technolgies Lab".

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