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Riscaldare a bassa temperatura, così l’Europa vince gli sprechi
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2020-03-04 2020-02-26 26 Febbraio 2020 - Maria Cristina De Paoli
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Il ruolo pionieristico dell'Alto Adige nel teleriscaldamento riconosciuto in un progetto che coinvolge NOI Techpark ed Eurac Research e tiene insieme otto grandi città europee. Il futuro? Usare basse temperature, per migliorare efficienza, evitare dispersioni e abbattere le emissioni di CO2.

Cosa hanno in comune data center, enormi compartimenti frigoriferi dei supermercati e uffici con aria condizionata? Producono tutti calore, in misura minore o maggiore. In poche parole: creano dispersione di calore: quello che si genera come sottoprodotto indesiderato di vari processi e che di solito fuoriesce inutilizzato nell'ambiente deve essere nuovamente raffreddato. Un ovvio spreco e un onere aggiuntivo in un mondo già sulla via del surriscaldamento. Roberto Fedrizzi appartiene a quel piccolo gruppo di persone che può cambiare le cose. Da più di dieci anni guida il gruppo di ricerca per i sistemi di riscaldamento e raffreddamento sostenibili di Eurac Research. Dal 2014, uno dei pionieri del settore in Europa, lavora in un campo di ricerca dal quale ci si aspetta un salto di qualità nella fornitura sostenibile di acqua calda e riscaldamento delle città: il teleriscaldamento a basse temperature.

Contraddittorio? Sì. Impossibile? No.

Un'innovazione che a prima vista può sembrare contraddittoria. La rete di teleriscaldamento convenzionale funziona secondo un principio facilmente comprensibile: un impianto centrale scalda l'acqua a temperature comprese tra gli 80 e i 90 gradi, che poi raggiunge i consumatori attraverso un sistema di tubazioni. Lì, assicura temperature confortevoli in appartamenti e uffici tramite radiatori o scambiatori di calore. Se l'acqua calda viene ricavata anche dalla dispersione di calore di un impianto di incenerimento dei rifiuti - come accade a Bolzano - o da una delle decine di impianti a biomassa che conferiscono all'Alto Adige un ruolo pionieristico negli impianti di teleriscaldamento, il lavoro in termini di sostenibilità sembra essere fatto.

Allora perché voler mandare improvvisamente acqua tiepida con una temperatura tra i 15 e i 30 gradi attraverso i tubi, mentre la nuova tecnologia si propaga? «Perché anche la tecnologia di teleriscaldamento esistente presenta degli svantaggi», spiega Fedrizzi, intervistato nel suo ufficio a NOI Techpark. «Circa il 10-20% del calore viene disperso durante il trasporto dell'acqua calda, il che rende tutto poco appetibile, soprattutto per le lunghe distanze di trasporto nelle zone rurali». Queste perdite potrebbero essere drasticamente ridotte con il teleriscaldamento a bassa temperatura. La nuova tecnologia apre alla possibilità di utilizzare fonti di calore di scarto più piccole, ad esempio i sistemi di condizionamento dell’aria usati come nuovi fornitori di energia per mantenere l'acqua nella rete di teleriscaldamento a una temperatura stabile. Tuttavia, l’acqua viene riscaldata correttamente solo a destinazione - tramite pompe di calore decentralizzate nelle case delle utenze, che devono essere installate al posto degli scambiatori di calore. «In questo modo, le emissioni di CO2 possono essere ridotte fino all'80% - afferma Fedrizzi –. Questo perché si crea un ciclo in cui i clienti possono non solo estrarre il calore dalla rete, ma anche immettervi calore di scarto e la rete di teleriscaldamento può essere utilizzata anche per i processi di raffreddamento».

Un progetto europeo diretto dall'Alto Adige

Una tecnologia futuristica, ancora agli albori, e con poche reti in tutta Europa, come ammette anche Fedrizzi. Ma la crescita è dietro l’angolo. Una spinta importante in questa direzione è data da REWARDHeat, il più grande progetto di ricerca internazionale mai condotto da Eurac Research. Ventotto partner in tutta Europa, un budget di 15 milioni di euro cofinanziato dal programma dell'UE Horizon 2020 e un obiettivo chiaramente definito: progettare e realizzare otto reti di teleriscaldamento innovative in otto città europee entro il 2023. «Con questo progetto, portiamo questa nuova tecnologia dai nostri laboratori direttamente nelle città europee», spiega Fedrizzi. Sotto il suo coordinamento, gli istituti di ricerca, i produttori tecnologici e i fornitori di energia in Europa lavorano in stretta collaborazione. In ciascuno dei progetti saranno testate opzioni di implementazione per le reti a bassa temperatura. A Copenaghen, ad esempio, una parte della rete di teleriscaldamento esistente in un'area residenziale viene convertita in una rete a bassa temperatura. Tra le altre cose, la dispersione di calore dai sistemi di raffreddamento di due supermercati viene immesso nel sistema.

Anche l'azienda italiana A2A è partner del progetto: attraverso la sua controllata A2A Calore e Servizi, leader nel teleriscaldamento e raffrescamento con oltre 30.000 clienti, vuole costruire una nuova rete a Milano che sia collegata ai condomini, a una biblioteca e a una scuola e, non ultimo, che sia alimentata dall’acqua di fonte e dalla dispersione di calore delle stazioni di trasformazione. 
«Il progetto REWARDHeat è per noi uno dei tanti esperimenti innovativi con cui stiamo affrontando la sfida del cambiamento climatico - afferma Luca Rigoni, responsabile del settore teleriscaldamento di A2A Calore e Servizi -. Con tali progetti cerchiamo di utilizzare le fonti di calore di scarto già esistenti nel nostro bacino di utenza per produrre calore o freddo senza causare ulteriori emissioni di gas serra». Secondo Rigoni, REWARDHeat è quindi un importante tassello per lo sviluppo di un nuovo modello di business sostenibile che rispetti i requisiti del Green Deal dell'Unione Europea.

Il progetto REWARDHeat è coordinato da NOI Techpark di Bolzano per via del ruolo che la squadra di Fedrizzi ricopre nel campo del teleriscaldamento a bassa temperatura dal 2014. «Dopo aver studiato in diversi progetti di tutta Europa come funzionano i fondamenti di questa tecnologia innovativa – conclude Fedrizzi – e aver testato nei nostri laboratori come funzionano al meglio gli impianti, ora stiamo mettendo in pratica i risultati del nostro lavoro».

SCHEDA

Eurac Research è il più grande ente di ricerca applicata in Alto Adige con sede a Bolzano. L’istituto è presente anche all’interno di NOI Techpark, dove conta oltre 100 ricercatori e 13 laboratori. All’interno dei laboratori del parco tecnologico, Eurac Research si occupa energie rinnovabili, tecnologie per il monitoraggio ambientale, simulazioni climatiche, ricerca sulle mummie e medicina d'emergenza in montagna. 

Nell'ambito del nuovo progetto europeo REWARDHeat, 28 partner coordinati da Eurac Research lavoreranno per i prossimi quattro anni all’installazione di otto diverse reti di teleriscaldamento innovative in altrettante città europee. Si tratta di reti che riducono drasticamente il consumo di energia fossile per il riscaldamento e il raffrescamento, abbattendo così le emissioni di CO2 e di inquinanti.

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