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Viaggio nel futuro. Senza conducente
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2020-02-13 2019-12-03 3 Dicembre 2019 - Silvia Pagliuca
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A Merano sperimentazione, aperta al pubblico, di guida autonoma in un centro urbano. L’intelligenza artificiale «guida» una rivoluzione nella mobilità. Un progetto innovativo e sostenibile, non a caso nato nella green region Alto Adige, con NOI techpark partner tecnologico

Ricordate la mitica DeLorean, la macchina con cui Marty McFly e Doc viaggiavano nel tempo? Bene, con le dovute differenze, un veicolo che viaggia nel futuro è arrivato anche a Merano. Si chiama Navya ed è uno shuttle che si muove senza conducente. Zero volante, zero frizione, nessun freno. Almeno all’apparenza. In realtà, un sistema di guida esiste eccome ma non fa capo a un autista in carne e ossa, quanto piuttosto a un’intelligenza artificiale che opera attraverso 17 satelliti e un sofisticato sistema Gps.
A portare Navya a Merano è stato NOI Techpark, da sempre in prima linea per sviluppare progetti di ricerca e sviluppo che mettano d’accordo innovazione e sostenibilità. Lo shuttle, infatti, non solo rappresenta una forma di mobilità all’avanguardia, ma è anche rispettoso dell’ambiente, in quanto completamente elettrico. «Per il futuro, vogliamo città con meno parcheggi e più aree verdi. Per far sì che ciò accada, dobbiamo potenziare la mobilità pubblica e questo, per una regione alpina come la nostra, è una vera e propria sfida. Abbiamo, infatti, dinamiche totalmente diverse rispetto a quelle delle grandi città nelle zone altamente urbanizzate» spiega Hubert Hofer, vicedirettore di NOI Techpark.

Insieme per la mobilità del futuro 

Ma ogni sfida, con il giusto approccio, diventa presto opportunità. Così Merano si è ritrovata al centro della sperimentazione italiana sulla guida autonoma grazie al progetto Mentor, finanziato con 1,5 milioni di euro dal programma di cooperazione europea Interreg V/A Italia-Svizzera. Un progetto europeo che vede come capofila i Comuni di Merano, appunto, e Brig-Glis, in Svizzera, e come partner tecnologici oltre al NOI Techpark, anche Sasa e PostAuto, aziende che si occupano di servizi di mobilità e nuove tecnologie.
È nata così la sperimentazione che per una settimana ha visto centinaia di cittadini mettersi in fila per salire a bordo del bus a guida autonoma. La navetta, brandizzata con i colori della provincia autonoma dell’Alto Adige e con i brand delle istituzioni che hanno supportato l’iniziativa, è stata fornita dall’azienda francese Navya, insieme al suo partner italiano I-Mobility Garage. Navya è il leader mondiale nella guida senza conducente con oltre 1,5 milioni di km già percorsi in guida autonoma nel mondo e più di 20 Paesi che hanno autorizzato questo tipo di sperimentazioni, tra cui Francia, Germania, Svizzera, Austria, Belgio, Lussemburgo, Norvegia, Svezia, Principato di Monaco ed Estonia. 

La prima volta in Italia

A Merano, il bus – su cui potevano salire 15 persone per ogni corsa – ha viaggiato lungo un percorso urbano chiuso al traffico pedonale ed automobilistico che ha lambito in maniera esclusiva il centro storico. La normativa italiana, infatti, non permette l’accesso alle strade trafficate, ma l’auspicio delle aziende è che questo ultimo paletto venga presto meno, così da allinearsi alle best practice internazionali. 
Ma quella altoatesina è stata comunque, a tutti gli effetti, una “prima volta”. La prima volta in cui un autobus a guida autonoma è stato messo a disposizione della popolazione. «Non era mai stato fatto nulla di simile prima: per una settimana, i meranesi hanno avuto modo di sperimentare questa nuova forma di trasporto, provando a immaginare una mobilità diversa per la loro città - afferma Roberto Cavaliere, esperto di digital technologies di NOI Techpark – Noi abbiamo aiutato il Comune a identificare l’azienda con cui dare vita ai test e, una volta portato in loco lo shuttle, abbiamo fatto sì che imparasse il percorso attraverso dei sensori. Dopo un paio di giorni di apprendimento, il bus è stato in grado di muoversi autonomamente percorrendo, in poco meno di 10 minuti, l’anello urbano che era stato delimitato per il tragitto». 

Occhio alla strada

Ma la domanda sorge spontanea: cosa accade su una strada trafficata? Il bus è in grado di riconoscere un ostacolo improvviso, di fermarsi davanti a un semaforo, di rispettare correttamente il codice della strada? A fugare ogni dubbio è Roberto Maldacea, direttore di I-Mobility Garage: «Lo shuttle utilizza tecnologie avanzate che assicurano massima sicurezza. Secondo uno studio effettuato da diverse compagnie assicurative, il suo tasso di rischio è inferiore del 60% rispetto a quello che si avrebbe in caso di guida umana. Del resto, Navya non si fa distrarre dal cellulare, non saluta gli amici mentre guida, non accelera, anziché decelerare, quando vede il semaforo arancione e ha un margine di errore di appena un centimetro». Inoltre, lo shuttle - già pronto a operare in ambiente 5G -, per accordi internazionali viaggia solo a 25 km/h ed è dotato di una tecnologia progettata per circolare soprattutto nei centri storici, nelle zone a traffico limitato, nelle aree pedonali, negli ospedali, nei campus universitari, nei parchi tematici o nelle aziende. 
A tutti gli effetti una nuova frontiera della mobilità, quindi. Frontiera che il Comune di Merano ha deciso di esplorare con un pool di azioni: «Lo shuttle è molto più di un semplice e-bus a propulsione autonoma – conferma l’assessore del Comune alla mobilità, Madeleine Rohrer – È un nuovo modo di intendere gli spostamenti urbani. Un progetto che va di pari passo con bike sharing, carpooling e bus a chiamata, prenotabili in tempo reale semplicemente tramite smartphone. Soluzioni di mobilità su misura, sempre più tagliate sulle esigenze individuali che, grazie al coinvolgimento diretto dei cittadini e di realtà esperte come NOI Techpark, siamo certi potranno cambiare in meglio il volto delle nostre città». 

SCHEDA

NOI Techpark è partner tecnologico di Mentor, un progetto della durata di tre anni che punta a ripensare la mobilità delle regioni alpine di Alto Adige e Svizzera. E a farlo con un sistema ad hoc, funzionale per territori dove non ci sono metropoli ma tante città di dimensioni ridotte da collegare fra loro. Sono tre gli assi sui quali si muove il progetto: costruire e implementare un servizio di bike sharing, creare la cultura (e una piattaforma) per il car pooling e ripensare il concetto del trasporto pubblico in chiave on demand, raccogliendo le richieste degli utenti e creando per loro un servizio tailor made. 

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