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Maker Space, la libertà di «fare (quasi) qualsiasi cosa»
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2021-06-10 2021-05-31 31 Maggio 2021
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Dalla prima intuizione del MIT di Boston, è nata una rete globale di oltre duemila officine aperte in 125 Paesi. Una di queste si trova anche a NOI.

L’illuminazione, a Stephan Augustin – appassionato di windsurf e skateboard fin da bambino –, è venuta in macchina, durante un viaggio in autostrada. Si è trasformata in intuizione vincente una volta varcata la soglia del Maker Space della Technische Universität di Monaco di Baviera, una delle principali officine digitali in Germania. Con l’attrezzatura giusta e il supporto di esperti è diventata una storia di successo: il Curfboard, un’evoluzione dello skateboard che funziona grazie a una particolare sospensione realizzata proprio nel laboratorio di fabbricazione digitale bavarese, è oggi un prodotto usato dagli appassionati di tutto il mondo. Così come il guanto scanner inventato da Thomas Kirchner e Paul Günther, che consente di scansionare codici a barre direttamente puntando il polso, senza dover tenere in mano alcuno strumento: è stato integrato nei processi di fabbrica e di magazzino di aziende come Audi, Bmw e Dhl e dalla Germania si è diffuso in altri 32 Paesi. Anche in questo caso, tutto è partito dal Maker Space e dalle possibilità di prototipazione quasi infinite che è in grado di offrire. Storie individuali? Certo, ma le fondamenta di un Maker Space si reggono su una filosofia universale: tutti, disponendo di strumenti e processi comuni, possono avere la possibilità di sperimentare e condividere progetti e soluzioni. Con gli strumenti giusti, chiunque – come recitava il titolo del corso tenuto da Neil Gershenfeld a partire dal 1998 al Massachusetts Institute of Technology di Boston – può «fare (quasi) qualsiasi cosa». Anche a Bolzano. Nel nostro Maker Space, infatti, aziende, professionisti e start-up possono trovare un centinaio di dispositivi, dalle tagliatrici a laser e ad acqua agli scanner e stampanti 3D, dalle frese CNC al tornio, e un team di esperti in grado di fornire consulenza e supporto per far diventare le idee soluzioni concrete. O, come dissero per primi a Boston, per passare «dal bit all’atomo»: da un input dato al computer, cioè, alla creazione di materia.

Una rivoluzione globale

Ma facciamo un passo indietro. Chi è Gershenfeld e cosa c’entra l’MIT? Tutto è partito da lì. Quella che oggi è una rete globale di oltre duemila «officine aperte» in 125 Paesi è nata al Center for bits and atoms dell’università statunitense e, qualche anno prima, dal corso «How to make (almost) anything», come fare (quasi) qualsiasi cosa, appunto. «Era pensato solo per pochi studenti e ricercatori – raccontò lo stesso Gershenfeld in un Ted talk del 2006 – ma il primo giorno di lezione centinaia di persone pregarono di poter entrare». Il docente, direttore del Center for bits and atoms, ha messo insieme macchine e computer per trasformare l’informazione digitale in un oggetto reale, creando il primo FabLab: le stampanti 3D sono il simbolo di questa rivoluzione. FabLab, Maker Space, Hackerspace sono varie sfumature di una stessa missione: garantire a tutti l’accesso a competenze, materiali e tecnologie avanzate. Dagli Stati Uniti, i FabLab – e con essi una comunità globale di studenti, educatori, ricercatori, artisti, scienziati, costruttori e innovatori, dilettanti e professionisti – si sono diffusi in tutto il mondo: se ne trovano perfino uno a Inuvik, cittadina canadese a nord del circolo polare artico, e uno a Noumea in Nuova Caledonia. In Italia, se ne contano 88 già attivi e 15 in procinto di aprire (ma aderire alla rete ufficiale non è obbligatorio).

Il Maker Space di NOI

L’officina della prototipazione è stata inaugurata ufficialmente nella primavera del 2019, mettendo a sistema l’esperienza decennale e il know how di Walter Weissensteiner e dei suoi collaboratori. Dalla sua apertura, circa 200 aziende altoatesine hanno usufruito dell’officina di prototipazione: professionisti, startupper, aziende piccole e grandi hanno dato concretezza alle proprie idee, che si trattasse di un pezzo di ricambio difficile da trovare, di uno strumento personalizzato per semplificare il lavoro o di un prototipo per un nuovo prodotto. Maker Space, tuttavia, non significa solo strumentazione: «Vuol dire anche approfittare della consulenza di esperti – spiega Daniel Benelli, parte del team del Maker Space –. Lavoriamo a stretto contatto con i nostri colleghi, con chi si occupa di Innovation Management o di Tech Transfer, ad esempio. E lo facciamo con un obiettivo: supportare le imprese nello sviluppo di nuove idee. Idee da cui poi nascono prototipi. Inoltre, collaboriamo con l’associazione degli artigiani Lvh.apa, con cui abbiamo riunito una rete di esperti in grado di aiutare gli utenti del Maker Space». Una collaborazione, quella con Lvh.apa, che si estende anche alla formazione: «L’obiettivo è far entrare l’attività al Maker Space nel piano di studi della scuola dei maestri professionali – chiarisce Benelli – le nuove tecnologie infatti non sostituiscono il ruolo e l’esperienza dell’artigiano, ma ne amplificano la conoscenza e le possibilità produttive in termini di progettazione e quindi di competitività».

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