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Human & Machine: siamo abbastanza intelligenti per collaborare con la tecnologia smart?
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2020-11-19 2020-10-30 30 Ottobre 2020 - Gabriele Crepaz
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Le macchine sono un passo avanti rispetto all’uomo. Si allenano. Ciò è un bene per noi perché in questo modo, in futuro, l’intelligenza artificiale (IA) potrà diventare un aiuto importante per le aziende e la società. Può diventare invece pericoloso quando la paura dell’IA blocca la nostra spinta creativa. Quali competenze saranno necessarie in futuro? Un ricercatore tra i massimi esperti mondiali del settore, Diego Calvanese, e il direttore di Fraunhofer Italia, Dominik Matt, hanno affrontato con noi il tema in un percorso a puntate con 5 possibili scenari.

Ci troviamo in una sorta di crisi di coppia. Non riusciamo più ad uscirne ma non riusciamo neanche a fidarci ciecamente. Quindi esitiamo. Tutto questo è profondamente umano, ma sconosciuto a una macchina. Ma il segreto per una buona relazione non è proprio completarsi a vicenda in maniera sensata? «Human + Machine» è il titolo del libro uscito nel 2018 e scritto da Paul Daugherty e H.J. Wilson, esperti di intelligenza artificiale. Il libro tratta questa nuova realtà lavorativa che è ormai alle porte. Da notare nel titolo il simbolo +. La realtà, con Human da una parte e Machine dall’altra, fa parte del passato ormai. Come si presenta allora questo nuovo modello? Sembra che le macchine sappiano più cose rispetto all’uomo. Tutto questo vi fa rabbrividire? Bene!

Abbiamo bisogno di uomini che agiscono e di macchine di cui ci possiamo fidare. E questo molto presto. Sarebbe meglio subito, prima che preoccupazioni, come ad esempio il cambiamento climatico, ci blocchino. Ma almeno siamo fatti l’uno per l’altro? Le smart machine e noi? Se ascoltiamo le parole di Dominik Matt, direttore di Fraunhofer Italia a Bolzano, sembrerebbe di no, o meglio, non ancora: «L’IA è un’autostrada con poche uscite, noi invece ci muoviamo su una strada di campagna». Il che rende chiara una cosa: dobbiamo fare uno sforzo per avvicinarci alle macchine. Ci siamo abituati al fatto che il mondo sta cambiando, ma non al fatto che siamo noi a doverlo modellare. Su questo, le macchine sono più avanti. Si allenano. Questo è quanto afferma Diego Calvanese, ricercatore di IA all’Università di Bolzano e membro dell’associazione internazionale Association for Computing Machinery (ACM): «Le macchine sono attualmente in grado di imparare e di risolvere problemi specifici, in alcuni casi meglio dell’uomo, ma siamo ancora molto lontani da un’intelligenza artificiale capace di operare in maniera simile al cervello umano». L’importante è non lasciare che la macchina sostituisca l’uomo. Il ricercatore avverte: «Per adesso abbiamo ancora il controllo sullo sviluppo. Ma potrebbe arrivare il giorno in cui non lo avremo più». È una questione delicata. Il problema non sono le macchine in sé, ma il modo in cui vengono utilizzate. In ballo c’è il nostro mondo: come dovrebbe essere la società in cui vogliamo vivere e lavorare? Per i due ricercatori risulta efficace solo una strategia: «La nostra società deve creare garanzie in modo che l’uomo non debba avere paura dell’intelligenza artificiale».

Matt presentò nel 2019 la A21Digital Tyrol Veneto , una tabella di marcia sviluppata da Fraunhofer Italia per la digitalizzazione delle regioni Tirolo, Alto Adige e Veneto. In qualità di professore e responsabile dell’area di ricerca Industrial Engineering and Automation (IEA) alla facoltà di scienze e tecnologie della Libera Università di Bolzano, si concentra sull’applicazione dell’IA nella produzione industriale. Calvanese è uno dei maggiori esperti al mondo nell’ambito IA description logics e rappresentazione della conoscenza e conduce ricerche con l’obiettivo di capire come i dati possano essere gestiti e utilizzati nelle aziende in modo intelligente. Insieme a loro, cercheremo di catturare cinque scenari che galleggiano nell’aria, alcuni come nubi sparse qua e là, altri come dei veri e propri temporali. Partiamo dal primo…

Scenario n.1 – I benefici: l’uomo completa la macchina, la macchina rafforza l’uomo

Cominciamo senza pregiudizi, proprio come chiedono Paul Daugherty e Wilson nel loro libro Human + Machine. I due esperti americani di IA fanno la seguente previsione: «Se gli uomini e le macchine continuano a fare ciò che sanno fare meglio, si ha come risultato un ciclo di lavoro esemplare con una maggiore produttività, una maggiore soddisfazione dei lavoratori e più innovazione».

Cosa sanno fare al meglio le macchine? E l’essere umano? Come già sappiamo, l’intelligenza artificiale è imbattibile nei calcoli e nell’esaminare dati, fornisce velocemente previsioni plausibili ed elabora in modo efficiente degli scenari decisionali. Gli uomini, d’altro canto, si pongono degli obiettivi, pensano e agiscono a seconda del contesto, reagiscono velocemente a un cambiamento di condizioni, fanno errori e sono per questo creativi. Finora c’è un divario tra l’uomo e la macchina. Ciò di cui ci si è dimenticati è la sinergia tra Human e Machine. È proprio qui che Daugherty e Wilson vedono il nuovo potenziale: l’uomo completa la macchina, la macchina rafforza l’uomo. Bisogna solo essere pronti a ricomporre i team, a mettere in discussione le modalità di lavoro, e a ripensare i processi lavorativi. Andando al di là dell’automazione classica. Calvanese afferma che il potenziale dell’intelligenza artificiale è enorme: «Le applicazioni ad esempio nell’industria, nella medicina, nel reclutamento mostrano che i risultati migliori emergono dalla collaborazione tra uomo e macchina».

Fino ad oggi, le aziende sono molto caute. Secondo uno studio Bitkom del 2019, solo il 12 % delle imprese tedesche si è già occupato di machine learning, attualmente la branca più promettente dell’intelligenza artificiale. Il direttore di Fraunhofer Italia ha avuto esperienze simili con le piccole e medie imprese in Alto Adige: «Non c’è un’idea chiara sull’IA. Ecco perché l’argomento tende a non essere affrontato». Anche lo spin-off Ontopic, co-fondato da Calvanese nel 2019 a NOI Techpark e che fornisce consulenza sulla gestione di dati complessi, non interessa molto alle aziende: «Abbiamo ordini più piccoli», riferisce. Nel migliore dei casi, gli imprenditori non sanno bene che posizione prendere, fra profitto e umanità. Le macchine sono più veloci e aumentano il profitto. Se vengono implementate in modo intelligente. Allo stesso tempo, la gente si ritrova senza un lavoro. Se le cose vanno male. E di chi avremo ancora bisogno domani?

Ne parliamo nelle prossime puntate.

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