6 min read
Covid-19: arriva l’app che aiuta medici e ospedali
Condividi questa news
WhatsappWhatsapp
2021-01-07 2021-01-05 5 Gennaio 2021 - Alessandro Di Stefano
6 min read
Image

Si chiama reCOVeryaID ed è stata sviluppata nella Smart Data Factory di unibz a NOI Techpark. A idearla, la ricercatrice Daniela D’Auria.

Un’app per monitorare i malati di Covid-19 da remoto. È reCOVeryaID, il sistema informatico di telemedicina sviluppato da Daniela D’Auria, ricercatrice specializzata in ingegneria biomedica e robotica medica, nel laboratorio della Facoltà di Informatica del NOI Techpark di Bolzano. Un sistema che potrà impattare positivamente sulle aziende sanitarie locali e sui medici di base.

Come funziona? «Senza uscire di casa, il paziente può inserire pochissimi dati sul proprio stato di salute su un sito web: i dati vengono girati dal sistema ai dottori, in ordine di priorità e gravità». Lo strumento è nato sull’onda dell’emergenza, la scorsa primavera, per affrontare la complessa situazione del Covid-19 e risolvere uno dei nodi cruciali del monitoraggio sul territorio: le linee telefoniche sovraccaricate. «Ho iniziato il mio lavoro alla Smart Data Factory del NOI Techpark di Bolzano poche settimane prima che scoppiasse l’emergenza pandemica in Italia e in Europa – ci ha spiegato D’Auria – sono partita da questa considerazione: molte volte le persone chiamano medici e ospedali soltanto per ansia, senza però rendersi conto che intasano le comunicazioni a svantaggio di chi ne ha più bisogno. E così i dottori non riescono a seguire i casi più gravi o a far sì che altri non peggiorino».

Il prototipo di reCOVeryaID è stato realizzato dalla ricercatrice con la supervisione di Diego Calvanese, docente di Data Integration di unibz, e del ricercatore Andrea Janes. Si tratta di una web app che, in gergo tecnico, viene definita “stand alone”, dal momento che non richiede alcuna infrastruttura propedeutica, ovvero: si installa senza problemi in un software ospedaliero. «Al momento reCOVeryaID funziona da desktop, ma stiamo lavorando anche sull’app – ci ha spiegato la ricercatrice - una volta atterrati sul sito bisogna registrarsi in pochi minuti. Prima di poter utilizzare il software il paziente deve assicurarsi di avere in casa un termometro e un saturimetro. Inserendo i dati su temperatura corporea, frequenza cardiaca e livello di ossigenazione del sangue, il paziente ottiene subito un livello di allerta». Se è verde ci si può tranquillizzare, mentre le situazioni più delicate vengono subito inviate al medico. «Con reCOVeryaID diamo priorità alle allerte gialle e rosse. Con queste ultime il medico ha tutti gli elementi per chiamare l’ambulanza e procedere all’ospedalizzazione. Le allerte gialle permettono un telemonitoraggio continuo e il dottore ha sotto controllo lo storico di ogni paziente».

Telemedicina: la grande sfida dell’healthcare

In un 2020 che ha accelerato i trend in corso da diversi anni, la telemedicina si sta affermando sempre di più come soluzione sicura, agile e utile soprattutto a svuotare i poli sanitari da tutti quei casi che possono essere gestiti in casa. Con questo cambio di paradigma, anche il paziente viene incaricato di un compito: nel caso di reCOVeryaID, è quello di aggiornare il sistema sul proprio stato di salute giorno dopo giorno. «La tecnologia non è intelligente se è complicata – ha precisato D’Auria - la telemedicina di questa applicazione vuole essere un aiuto valido a contenere e monitorare la malattia. Questo settore dell’healthcare potrà evolversi nel tempo soltanto se le parti aumenteranno il dialogo fra loro».

E le parti quali sono? I dottori, che non verranno certo sostituiti dalla tecnologia, ma supportati nelle decisioni; i pazienti, che avranno un ruolo più attivo nella cura grazie a diversi device di facile utilizzo; le università e i centri di ricerca che potranno offrire nuove competenze, innovando e impattando sulla vita delle persone. «Più la tecnologia riesce a rispondere al problema nella maniera giusta, più diventa fruibile». Proprio per questo, è cruciale riuscire a creare connessioni tra imprese e ricerca, affinché ogni innovazione sia realmente utile e funzionale, pronta a rispondere alle sfide della quotidianità.

«La Smart Data Factory sta affrontando già da tempo il tema della Smart Health in riferimento all’Alto Adige. Noi li aiutiamo a costruire un collegamento con le aziende affinché, con le loro competenze, possano lanciare nuovi progetti di ricerca e sviluppo. Smart Data Factory, infatti, è uno dei laboratori più importanti nel settore tecnologico digitale di NOI Techpark» – conferma Patrick Ohnewein, responsabile del settore Digital di NOI Techpark, ricordando che alcuni di questi temi sono stati affrontati durante la SFScon 2020 e in occasione del convegno Data4SmartHealth. «Realtà come la Smart Data Factory – aggiunge la ricercatrice - sono fondamentali per il futuro. Luoghi dove si lavora per trasferire la tecnologia là dove va a risolvere problemi veri. In tutto questo il compito del ricercatore è determinante: dobbiamo tutti trovare il modo di essere utili per arrivare poi a trasmettere le migliori competenze. Questo, almeno, è stato il mio percorso con reCOVeryaID».

Daniela D’Auria, dagli USA a Bolzano

Studi in ingegneria biomedica e dottorato in robotica medica a Napoli, Daniela D’Auria ha svolto il suo dottorato anche negli Stati Uniti, a Seattle, dove si è occupata di chirurgia robotica. Il suo percorso all’interno della Smart Data Factory è partito in un momento senza precedenti per il settore della medicina e non solo. La pandemia ha sì stravolto le vite di tutti, ma ha anche costretto i talenti ad aguzzare l’ingegno per trovare nuove soluzioni a problemi che mai prima si erano presentati. L’affollamento dei pronto soccorso, l’impossibilità di uscire di casa e il pericolo del contagio sono stati l’effetto a cascata di questo cigno nero.

Vista spesso come lontana e complessa, in realtà la telemedicina si esprime in svariate versioni. reCOVeryaID segue un approccio user friendly, proprio perché è figlio di una situazione che tutti noi abbiamo vissuto in emergenza. «Da cittadina, prima ancora che da ricercatrice, ho sentito l’esigenza di capire come si potesse aiutare il sistema sanitario a mettere in ordine le chiamate e comunicare al meglio con i pazienti, seguendo un criterio di urgenza».

A questo punto, dopo diversi test e feedback positivi da parte dei dottori che hanno già testato questa tecnologia, quale sarà il prossimo passaggio? «Ora il sistema ha bisogno di essere utilizzato per iniziare a raccogliere dati giornalieri. La web app è già pronta e se un’azienda ospedaliera fosse interessata, potrebbe iniziare subito a utilizzarla. Più verrà stressata più capiremo anche quali funzionalità aggiungere». reCOVeryaID è infatti adattabile ad altre malattie. «Tantissimi pazienti oncologici ora sono costretti a curarsi in casa perché non possono accedere agli ospedali. Lo stesso discorso vale per i diabetici. Le patologie croniche possono essere affrontate meglio anche grazie alla telemedicina. Credo – conclude Daniela - che questo difficile periodo ci abbia fatto capire che è arrivato davvero il momento di dotarci di una sanità digitale».

SCHEDA

Smart Data Factory è il laboratorio per il trasferimento tecnologico promosso dalla Facoltà di Scienze e Tecnologie informatiche della Libera Università di Bolzano e insediato a NOI Techpark. Smart Data Factory offre consulenze e trasferimento tecnologico nell’area della gestione dei dati e della “data science”, con l’obiettivo di creare comunità con esperienze diversificate e innovative a livello nazionale e internazionale. In particolare, i suoi interlocutori sono le aziende e gli enti interessati a progettare e realizzare, assieme ai ricercatori, soluzioni innovative per l’acquisizione, il processamento e l’analisi automatizzata e intelligente di dati complessi, numerosi ed eterogenei.

Condividi questa news
WhatsappWhatsapp