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Come sopravvivere al lockdown delle imprese grazie al digitale
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2020-11-19 2020-03-31 31 Marzo 2020 - Alexander Ginestous
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L’emergenza Covid-19 costringe tutti a reinventarsi lavorando da remoto e sfruttando nuovi tools che contribuiscono alla trasformazione digitale. E NOI Techpark mette a disposizione strumenti e competenze: Patrick Ohnewein ci racconta come

L’epidemia Coronavirus ha sconvolto improvvisamente il nostro modo di vivere e di lavorare, costringendoci a modificare le nostre abitudini e facendoci perdere in un mare di incertezze. In un momento delicato come questo, in cui tutto il sistema che conoscevamo sembra crollare sotto i nostri piedi, si crea allo stesso tempo lo spazio per qualcosa di nuovo: opportunità, stili di vita, idee, strumenti. Costrette a cambiare radicalmente abitudini e procedure, in questi giorni, sono soprattutto le imprese e l’economia, chiamate a reinventarsi come mai era capitato prima. A tendere loro la mano, il digitale. L’Alto Adige, che in questi ultimi anni ha costruito una rete di aziende, soprattutto medio-piccole, startup, enti di ricerca ed esperienze pubbliche di grande interesse attorno all’idea di software e rete open source, è pronto per mettere a fattore comune la propria esperienza fatta di tools e buone pratiche. Le expertise sviluppate vanno dal know how nell’IoT a quello sull’utilizzo dei beacon, dal cloud a quella ricchissima rete di esperienze che ogni anno fa giungere a Bolzano centinaia di geek e sviluppatori da tutta Europa per la Free Software Conference.

“Tutti in questi giorni siamo chiamati ad affrontare la sfida dell’home office e dello smart working - spiega Patrick Ohnewein, esperto in Digital Technologies di NOI Techpark -. In questo momento non c’è tempo per organizzarsi strategicamente, bisogna reagire e far sopravvivere la propria azienda. È necessario intraprendere un percorso di trasformazione digitale”, E per farlo, le aziende hanno a loro disposizione una nuova sezione del sito di NOI Techpark in cui esperti e consulenti mettono a disposizione il loro know-how per far ripartire le imprese, oltre a molti “strumenti digitali” utili per rendere il proprio lavoro più intelligente.

Mai come ora il mondo del lavoro è chiamato ad affrontare una sfida così complicata… 

Siamo entrati in un periodo in cui le imprese hanno bisogno di rimanere attive nel mercato e si devono convertire allo smart working. Questa è a tutti gli effetti una “challenge” che può spaventare ma che è necessaria per entrare, una volta finita la crisi, in una realtà nuova che ci porterà dei grandi benefici. Molte aziende non si sono mai approcciate allo smart working e per questo abbiamo voluto creare un mini-sito contenente tutte le informazioni e consigli per reagire al meglio a questo periodo di crisi. Al suo interno è presente una sezione in cui una rete di esperti e partner dell’Alto Adige sono pronti a dare una mano a tutte quelle realtà che vogliono intraprendere il processo di transizione digitale. Attraverso pacchetti e strumenti digitali utilizzabili dalle aziende, quest’ultime potranno ripensare il loro lavoro durante questa emergenza. È fondamentale che le aziende abbiano bene in mente che è in atto un cambiamento di concetto: si passa da aziende che non hanno mai usato il remote-working a quelle ben distribuite in rete. Vedere su Google Trends che a partire da inizio marzo c’è stata un’impennata di ricerche del termine “smart working” fa capire come le persone abbiano iniziato ad entrare nella giusta prospettiva. 

Quali nuove opportunità si possono sviluppare da questo periodo di crisi?

Credo che le aziende capiranno che lo smart working è uno dei pochi mezzi con cui la propria impresa può rimanere sempre attiva. Riuscire a distribuire il proprio team in più luoghi nel mondo permette di poter svolgere più attività contemporaneamente in più posti. Inoltre, credo che aumenteranno ancora di più i casi di giovani creativi, freelancer e “high skill workers” che cercano datori di lavori che non li costringono a stare per forza in ufficio, ma che permettono di lavorare da remoto. Per loro è utile per solleticare il loro estro creativo e avere sempre nuove idee e proposte da mettere in campo. Dobbiamo cercare di trarre il meglio da questo periodo forzato.

Quali sono i tools che un’azienda può sfruttare?

L’epidemia sta spostando tutto il carico di lavoro su una piazza virtuale, quindi avere gli strumenti adeguati è necessario. Si va dalla archiviazione dei documenti digitali alla possibilità di installare determinati software di lavoro. È ovvio che bisogna attrezzarsi con una postazione, magari una videocamera per le conference call, la connettività ad internet e così via. Molte aziende non sanno neanche di avere determinati strumenti. Ci sono poi le aziende nostre partner che offrono già questi servizi in pacchetti completi come ad esempio la startup FlashBeing che offre un'app con la quale gestire da remoto il tuo lavoro, i tuoi progetti e l'intera azienda, l’impresa ByWay che offre una piattaforma per ristoranti, hotel e catering che automatizza il magazzino commerciale e il processo di vendita, oppure pacchetti di ACS, Konverto, Limitis, QBUS e Systems che offrono piattaforme che combinano chat, videoconferenze, Office e allegati. L’ecosistema altoatesino lavora in sinergia: i servizi offerti, infatti, si integrano con quelli di altri partner, come Camera di commercio e associazioni di categoria. Insomma, le possibilità sono molte e le aziende devono sfruttarle per poter uscire indenni e rafforzate da questa crisi.

Le imprese si orienteranno più verso il lean project management?

Quello che stiamo affrontando è un bel test, e siamo tutti obbligati a dare il meglio. Il cambiamento deve esserci ora. In futuro sarà necessario per i capi e i responsabili essere più flessibili e puntare sul concreto: ognuno all’interno del team deve avere ben chiaro il proprio ruolo e ogni progetto portato avanti deve avere dei mini-obiettivi al suo interno. Con questo schema il datore di lavoro non avrà più bisogno di verificare le ore di lavoro del dipendente da remoto ma verificherà i risultati raggiunti. Deve avvenire un cambio di mentalità che ci porteremo dietro con noi anche nei prossimi anni.

Non c’è però il rischio per queste aziende di “perdersi” in questo periodo fatto di incertezze?

Le aziende in questo momento si devono riorganizzare il più veloce possibile, e far ripartire la filiera in modalità remoto. Il futuro sarà rappresentato da tutto ciò che riusciranno a trarre da questa esperienza. Non c’è il tempo materiale ora per fare decisioni strategiche, ora bisogna reagire, anche se questo potrà significare contrarre dei “debiti tecnologici”. Mi spiego: magari quest’oggi sarò obbligato ad usare degli strumenti che so già non userò in futuro. Ma ora mi serve, quindi accetto di avere un debito perché è fondamentale per la mia sopravvivenza come azienda. Una volta che il sistema si sarà consolidato potrò ridurre le tecnologie in mio utilizzo e ripartire.  

NOI Techpark ha accompagnato nel tempo molte aziende nel processo di digitalizzazione. Quali competenze ha sviluppato?

Mi piace dire che noi siamo un facilitatore all’interno del processo di sviluppo dei progetti che ci vengono presentati dalle aziende. Accompagniamo quest’ultime lungo la strada del mercato e gli facciamo capire se la loro idea è realizzabile o meno e se hanno bisogno di un appoggio di altri partner. Sicuramente abbiamo un’ottima overview dei trend attuali e delle necessità tecnologiche richieste, oltre che del know-how presente qua in Alto Adige. Per questo possiamo consigliare al meglio le aziende che si approcciano solo oggi allo smart working.

Siete stati in grado di creare anche una rete di esperti internazionali che si riunisce ogni anno a SFScon. Si fermerà?

Assolutamente no anzi, partiremo ancora più forti consci che l’esperienza che stiamo vivendo ora frutterà nuovi stimoli e punti d’incontro tra ricerca e impresa. Come sempre si svolgerà a novembre a NOI Techpark e speriamo di rafforzare ancora di più la nostra community che già ora è scesa in campo per aiutarsi a vicenda. Grazie all'esperienza di questi anni con SFScon l'Alto Adige ha creato una rete unica di aziende ed esperienze pubbliche nel settore digital: i dati di questi giorni dimostrano che lo smart working è pratica diffusa su questo territorio e abbiamo una serie di competenze che possiamo mettere a disposizione di tutti con la nostra rete. 

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