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Intelligenza artificiale: quanto vale veramente?
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2019-06-10 2019-05-31 31 May 2019 - Gabriele Crepaz
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L’intelligenza artificiale è solo una questione di tempo, lo affermano i ricercatori presenti all’undicesima edizione del workshop «Computer Science Research Meets Business» che si è tenuto alla Libera Università di Bolzano. Ma in che modo le aziende riusciranno a cogliere questa occasione? Dipende dalle domande che sapranno porre

Fin qui ci siamo già: un’automobile a guida autonoma gira a destra al semaforo. Esita. Due donne rendono difficile la sua decisione. Vogliono attraversare la strada? O hanno semplicemente scelto quest’incrocio per farsi una chiacchierata? L'auto esita ancora, si mette in moto, frena, riparte, frena, riparte. Le donne continuano a parlare.

L’automobile ci ha messo un po’, ma alla fine ha preso la decisione giusta. Diciamo che ha trovato la risposta giusta al quesito. Ma di che domanda si trattava?

«L’intelligenza artificiale non arriverà nei prossimi anni, ma alla fine verrà. Non c’è nulla che possa impedirlo» Lo sostiene Gerhard Friedrich. Il professore d’informatica e preside della Facoltà di Scienze Tecniche dell'Università di Klagenfurt è uno dei pionieri della ricerca sull’intelligenza artificiale (IA) in Europa. All'inizio di maggio ha avuto all’Università di Bolzano un incontro con imprenditori e scienziati sullo status quo e sul futuro dell'intelligenza artificiale.

Che cosa può fare l'intelligenza artificiale? Di cosa hanno bisogno le aziende? Dobbiamo parlarne

«L’ho spaventata?», chiede Gerhard Friedrich durante l’intervista. Un po’ sì, devo ammetterlo, mentre osservo gli imprenditori in sala. «Sono venuti in molti, più del solito», commenta Johann Gamper, vicepreside per la Ricerca a Unibz. Due volte l'anno Gamper organizza – in collaborazione con Assoimprenditori Alto Adige – un workshop dal titolo «Computer Science Research Meets Business». La manifestazione coniuga conoscenza e applicazione pratica in un alternarsi di domande e risposte. L’Università di Bolzano ha una certa esperienza in materia. All’interno di NOI Techpark hanno trovato posto laboratori universitari che fanno ricerche rilevanti per l’industria. Qui dal lavoro di squadra di ricercatori, studenti e imprese nasce l’innovazione.

Ma torniamo all’intelligenza artificiale. Ne sentiamo il bisogno? Non esattamente. In sala ci sono solo due, forse tre donne. L'argomento è prettamente maschile. «Abbiamo bisogno di più donne nell'IT, e ne abbiamo bisogno con urgenza -  fa notare Gerhard Friedrich –. Dobbiamo far appassionare le ragazze alla tecnologia».

Ma non divaghiamo e concentriamoci sulle domande più immediate e più interessanti per gli imprenditori: Cosa può fare l'intelligenza artificiale? Cosa no? Cosa sarà in grado di fare in futuro? E che cosa potrà fare per le singole aziende?

Di fatto grazie al deep learningall’apprendimento profondo, le macchine diventano sempre più simili agli uomini

Nel corso del workshop i relatori arrivano velocemente al punto: l'apprendimento profondo è il segreto che consente ai computer di comprendere, valutare e visualizzare meglio i modelli di pensiero e di reazione umani. Già oggi, per singole applicazioni, l'apprendimento automatico in circuiti neuronali funziona molto bene. Gerhard Friedrich: «Ci sono ottimi risultati nella visione artificiale, nel riconoscimento vocale, nella traduzione automatica, nell'apprendimento dall'esperienza, nel ragionamento automatico».

Lo sperimentiamo noi stessi tutti i giorni: ormai Google ci conosce meglio di noi stessi, Siri ci risponde sempre più spesso, raramente i sistemi di navigazione ci inducono in errore ed è solo una questione di tempo, finché non dovremmo più prendere in mano un volante per guidare. «Le prime vetture a guida autonoma sono già obsolete, siamo arrivati alla terza generazione», spiega Mario Herger, ricercatore e fondatore della società di consulenza Enterprise Garage Consultancy. Dal 2001 si è trasferito nella Silicon Valley. Un mondo completamente diverso, dove i robot consegnano la pizza e pattugliano i parcheggi e dove ben 62 compagnie stanno testando le proprie automobili a guida autonoma sulle strade. Herger riassume così la sua esperienza con veicoli di questo tipo: «Riescono a riconoscere gli oggetti. Ora devono imparare ad anticipare le intenzioni degli altri utenti della strada».

Come fanno le aziende a rimanere aggiornate? L'innovazione deve essere una priorità gestita al vertice

Ma quali sono i consigli degli esperti agli imprenditori? Eccoli: l'innovazione deve diventare una priorità assoluta. È necessario apprendere le basi dell’IA per riuscire a individuare i problemi della propria azienda, risolvibili con l’intelligenza artificiale. La collaborazione con le università è di focale importanza per poter testare le nuove tecnologie. Prima di implementarle nelle aziende è però necessario sviluppare dei prototipi. Un’ultima cosa: le imprese devono superare la paura delle nuove tecnologie.

I cambiamenti sono rapidi. Addirittura più veloci di qualche anno fa. «L'intelligenza artificiale darà accesso a possibilità finora impensate», afferma Gerhard Friedrich. «Darà un’accelerata alla ricerca, renderà la nostra vita più facile e più sicura, vivremo più a lungo e meglio. Le possibilità sono infinite».

Il prossimo passo: team di sistema interattivi

Gerhard Friedrich non è una persona che ha bisogno di scenari fantascientifici. L'intelligenza artificiale ha fatto parte della sua vita per 30 anni. Con successi e battute d'arresto. Ammette di aver avuto alcune crisi. L’argomento lo ha affascinato fin dalle lezioni di logica all'Università di Vienna. Allora si discuteva come fosse possibile specificare le conoscenze, trarne automaticamente delle conclusioni e ricavarne cose nuove. Una questione ancora oggi centrale nello sviluppo dell'intelligenza artificiale. 

Siamo negli anni ottanta e Siemens ha bisogno di gente come Gerhard Friedrich. A Vienna stanno costruendo un sistema basato sulla conoscenza in grado di diagnosticare  automaticamente i procedimenti. L’impresa riesce e il sistema rivoluziona l'automazione dell'ingegneria dell'intero gruppo Siemens. Dopo un periodo di ricerca presso lo Stanford Research Institute, Gerhard Friedrich torna da Siemens. Dal 1993 al 1998, organizza il dipartimento di ricerca e sviluppo e, con il suo team, sviluppa sistemi diagnostici che diventeranno il modello per le applicazioni Oracle, SAP e IBM.

Ancora oggi Siemens è legata a Gerhard Friedrich che nel suo lavoro di ricerca riesce a coniugare teoria e pratica ed è interessato alle soluzioni di problemi veramente ostici. «Mi chiamano per ottimizzare grandi impianti industriali o per insegnare a dei sistemi informatici a sviluppare regole empiriche per risolvere problemi complessi – così come lo fanno gli umani». Allo stesso tempo Friedrich si sta già preparando alla fase successiva: «Come posso organizzare delle macchine, affinché raggiungano insieme degli obbiettivi ottimali come se fossero dei sistemi autonomi». Come una squadra, per intenderci.

Un pronostico: «Ad un certo punto le macchine ci supereranno in astuzia. Ma non possiamo ancora dire se sarà tra 30 o cento anni»

Successo dopo successo i ricercatori ridefiniscono l'intelligenza delle macchine. La direzione è chiara: le macchine stanno diventando sempre più simili agli umani, «l'omega dell'intelligenza artificiale» come lo chiama Gerhard Friedrich. Dovranno pensare e agire come persone umane. «A un certo punto le macchine supereranno l'intelligenza umana» Friedrich ne è convinto. «Ma non possiamo dire se sarà tra 30 o cento anni».

Spiega Mario Herger: «Se per intelligenza artificiale intendiamo il fatto che un robot entri in una casa qualsiasi, trovi la cucina e ci prepari il caffè – allora siamo ancora molto lontani». Ma che cosa sta frenando lo sviluppo? Mancano l'enorme potenza di calcolo e la necessaria energia elettrica. Forse non abbiamo ancora trovato l'approccio giusto. Come sostiene Diego Calvanese, uno tra migliori informatici dell'Università di Bolzano: «Ciò che sembra semplice alle persone è completamente diverso da ciò che è semplice per una macchina». 

Chi controllerà chi? Oppure: le domande sono spesso le risposte migliori

L'essere umano funziona molto bene. «Sorprendentemente bene», afferma Gerhard Friedrich. «Alle macchine manca l’esperienza dell'evoluzione umana. La visione del mondo dell'uomo è stata affinata in milioni di anni. Mentre i computer sono stati alimentati solo con dati recenti».

Cosa ci salverà? L’intuizione umana, sostiene Gerhard Friedrich. «Noi siamo in grado di porci delle domande, i computer no», controbatte Mario Herger: «E questo potrebbe essere l’unico motivo della nostra esistenza». 

Sarà decisivo chi, alla fine, riuscirà a porre le domande giuste. Ma riprendiamo la scena iniziale: siamo ad un incrocio in Silicon Valley. Un'auto è ferma al semaforo, scatta il verde, il veicolo si rimette in moto e vuole svoltare a destra. La domanda che abbiamo affidato al computer è: cosa deve fare la macchina per non uccidere nessuno?

Ergo? Non dobbiamo rimanere a corto di domande.

SCHEDA

I ricercatori altoatesini alle prese con l’intelligenza artificiale

L'intelligenza artificiale è oggi sinonimo di innovazione. Nei 30 laboratori di NOI Techpark a Bolzano ricercatori della Libera Università di Bolzano, di Fraunhofer Italia, di EURAC Research, del Centro di ricerca Laimburg e dell’Agenzia CasaClima si servono delle tecnologie più innovative per rispondere a domande specifiche. Anche la facoltà di informatica presso la Libera Università di Bolzano (tra le 150 migliori al mondo) fa ricerca sull’intelligenza artificiale. Il prossimo passo: nel 2022 la Facoltà di Ingegneria si insedierà al NOI Techpark. La missione della nuova facoltà è già definita: si occuperà di ricerca su automazione, robotica, deep learning e intelligenza artificiale.

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